Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 17 giugno 2014

Esaurimento del capitale morale come limite della crescita

DaThe Daly News”. Aprile 2014, Traduzione di MR


Di Herman Daly

 









Su I limiti sociali della crescita, Fred Hirsh sostiene che:

La moralità dell'ordine minimo necessario per il funzionamento di un sistema di mercato è stata ipotizzata, quasi sempre implicitamente, come se fosse una specie di bene gratuito permanente, una risorsa naturale di tipo non esauribile. 

Elaborando la relazione sulla Teoria dei sentimenti morali di Adam Smith per il suo Ricchezza delle Nazioni, Hirsh evidenzia che per Smith ci si potrebbe tranquillamente fidare del fatto che gli uomini non siano un pericolo per la comunità quando perseguono il loro interesse personale non solo a causa della mano invisibile della competizione, ma anche a causa dei vincoli intrinseci sul comportamento individuale derivati da morali, morali, costumi ed educazione condivisi. Il problema è che Hirsh vede che

La continuazione del processo di crescita in sé poggia su certe precondizioni che il suo stesso successo ha messo in pericolo per via della sua etica individualistica. La crescita economica mina le sue basi sociali. 

Il fatto di minare i vincoli morali ha fonti sia dalla parte della domanda sia da quell dell'offerta del mercato dei beni. Nel suo saggio, “La crescita dell'abbondanza e il declino del benessere”, E. J. Mishan ha osservato che:

Una società in cui “tutto va bene” è ipso facto una società in cui si vende qualsiasi cosa. (Economia, Ecologia, Etica

Un corollario è che autolimitazione o l'astinenza nell'interesse di richieste superiori rispetto alla gratificazione immediata per il consumo fa male alle vendite, pertento fa male alla produzione, all'impiego, alle entrate fiscali e a tutto il resto. L'economia della crescita non può crescere a meno che non possa vendere. L'idea che qualcosa non dovrebbe essere comprata perché è frivola, degradante, di cattivo gusto o immorale è sovversiva per l'imperativo della crescita. Se la domanda dev'essere sufficiente per la crescita continua, allora si deve vendere tutto, il che richiede che “vada tutto bene”.

Da parte dell'offerta, il successo della tecnologia basata sulla scienza ha favorito la pseudo religione dello “scientismo”, per esempio l'elevazione del programma di ricerca della scienza deterministico, materialistico, meccanicistico e riduzionistico allo stato di una Visione del Mondo finale. Innegabilmente, l'approccio metodologico del materialismo scientifico ha portato a grandi miglioramenti della nostra abilità tecnologica. Il suo successo pratico sostiene la sua promozione da ipotesi di lavoro o programma di ricerca a Visione del Mondo. Ma una Visione del Mondo di materialismo scientifico non lascia spazio allo scopo, al bene e al male, agli stati del mondo migliori o peggiori. Erode la moralità in generale e il vincolo morale nella vita economica in particolare. Il potere è aumentato parallelamente alla contrazione dello scopo. La conseguenza funesta di questa frammentazione dell'ordine morale, che stiamo esaurendo con la stessa certezza con la quale stiamo distruggendo l'ordine ecologico è, come evidenzia Misham, che

L'argomentazione efficace [rispetto alla politica] diventa impossibile se non c'è più una serie comune di valori finali o di convinzioni alle quali fare appello nel tentativo di persuadere gli altri.

Proprio come tutta la ricerca nelle scienza fisiche devono dogmaticamente assumere l'esistenza di un ordine oggettivo nel mondo fisico, così la ricerca nelle scienza politiche deve dogmaticamente assumere l'esistenza di un valore oggettivo nel mondo morale. La politica dev'essere mirata a spostare il mondo verso uno stato migliore delle cose, altrimenti non ha senso. Se “migliore” o “peggiore” non hanno un significato oggettivo, allora la politica può solo essere arbitraria e capricciosa. C. S. Lewis ha dichiarato con forza questa verità fondamentale:

Una credenza dogmatica nel valore obbiettivo è necessaria per l'idea stessa di una regola che non sia tirannia o un'obbedienza che non sia schiavitù.

Allo stesso modo, Mishan sostiene che

Un consenso morale che sia duraturo ed efficace è il prodotto della sola credenza nella sua origine divina.

In altre parole, un'etica duratura dev'essere qualcosa di più di una convenzione sociale. Deve avere qualche obbiettivo, autorità trascendentale, a prescindere dal fatto che si chiami quell'autorità “Dio”, o “La Forza” o qualsiasi altra cosa. Tutti i tentativi di trattare il valore morale come se fosse una interamente una parte della natura da manipolare e programmare da parte della psicologia o della genetica finisce solo in una circolarità logica.

Il valore morale non può essere ridotto a qualcosa o spiegato come mero risultato di un cambiamento genetico e alla selezione naturale senza allo stesso tempo perdere la sua autorità. Anche se sappiamo come rifare i valori morali come artefatti umani, dobbiamo tuttavia avere un criterio per decidere quali valori dovrebbero essere enfatizzati e quali soffocati nel nuovo ordine. Ma se questo criterio necessario è in sé stesso un artefatto della mutazione e della selezione mutate da mano umana, allora anche questo criterio è candidato ad essere rifatto. Non si sfugge.

Una volta che la falsa credenza si diffonde (ed è già successo) quella moralità non ha altre basi se non la possibilità aleatoria e la selezione naturale in condizioni ambientali impermanenti, quindi avrà altrettanta autorità e pretesa della verità del Coniglio di Pasqua.  Insomma, gli atteggiamenti del materialismo scientifico e del relativismo culturale tagliano attivamente la credenza su una base trascendentale del valore oggettivo, che a sua volta taglia il consenso morale. Mancando quel consenso, non c'è più la “moralità dell'ordine minimo necessario per il funzionamento di un sistema di mercato”presupposto da Adam Smith e dai suoi seguaci.



8 commenti:

  1. Molto interessante questa pagina.
    Non capita di sovente che si metta luce sugli aspetti regressivi filosofici, etici, morali comportamentali della crescita.

    La necessità aguzza l'ingegno.

    Allora in questi sistemi di sprechi e agio massificati, l'opulenza aguzza la stupidità.

    Ma anche stupidità e ingegno sono contestuali. Un abile broker di mercati finanziari, fuori dal suo ambiente, è sostanzialmente un inetto incapace, ha bisogno di servitù (cuoca) anche per farsi degli spaghetti aglio olio peperoncino. Un abile pastore in un CED potrebbe essere come un pesce fuor d'acqua.

    Lo stesso meccanismo che tutto sia oggetto di negozio, acquistabile è una degli inganni di massa più colossali (se De Benoist parla di etica dell'onore, qui siamo al marcio della mercificazione totale).

    Non solo il picco delle risorse ma anche il picco dell'etica (la morale tende invece ad un massimo, paradossale, ma vero e questo è uno dei problemi del tumore crescita che è una morale in sé).

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  2. Konrad Lorenz sosteneva che lo "scientismo" fosse una malattia mentale grave. Sosteneva inoltre che i sentimenti fossero uno strumento conoscitivo di tipo diverso, ma non meno importante del pensiero. A questo proposito cita proprio il sentimento di "ingiustizia" che è basilare nel funzionamento di qualunque società umana, piccola o grande che sia. Sostiene che esiste anche un'idea di "Ingiustizia" che varia considerevolmente a seconda del tempo e dello spazio, ma che al di la di questa esista anche un sentimento che, viceversa, è molto più omogeneo perché molto più arcaico. Esistono cioè comportamenti che sono considerati ingiusti da tutti (ad es. mentire ai membri del proprio gruppo) e questi, guarda caso, sono fra quelli che maggiormente minano le basi della società.

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  3. Sempre interessante.
    Senso di (in)giustizia e (in)giustizia

    Diritto morale vs. diritto etico.

    Da me ho parlato spesso di diritto storto in quanto connotato moralmente e la morale, arrogandosi caratteristiche di universalità (estensione nello spazio) e di imperiturità (eternità) diventa spesso grottescamente anacronistica e nociva negli effetti pratici.
    I reati ambientali, ad esempio, sono considerati molto meno gravi dei reati contro la persona anche se - assumendo sempre un punto di vista antropocentrico - i reati ambientali causano molte più vittime di quelli contro la persona. Però nel senso comune di morale, nel diritto e nella prassi giurisprudenziale, i reati ambientali sono considerati poco più che veniali.
    Perché, come sottolinei, esiste anche una percezione cronologica soggettiva della gravità di un fatto.
    Se Tizio ammazza una persona allora il crimine è lì sotto il naso, c'è percezione di alta gravità del gesto.
    Se Casio sversa cromo esavalente in un fiume o è sindaco e fa realizzare sviluppo edilizio in aree che verranno alluvionate, allora gli n morti che questi gesti causano,poiché lontani nel tempo e forse nello spazio, non vengono considerati.
    L'assassino si piglia 20 anni di carcere, il sindaco viene salameccato e diventa poi presidente della regione, se è un criminale particolarmente abile diventa presidente del consiglio.
    La valutazione etica di un crimine e quella morale (di diritto) possono essere straordinariamente diverse.

    Siamo legati ad una percezione immediata della realtà e trascuriamo gli effetti che non siano immediati.
    Questo è anche spiegazione dell'obnubilamento - fanatismo pro crescita (tumore) che sta distruggendo i sistemi biotici del mondo.

    Ad esempio l'aver rotto, con la coppia tecnologia-energia per le masse, la dipendenza delle comunità dall'ambiente da cui esse sono ospitate, le ha massimamente deresponsabilizzate nella conservazione della ecologia e della eco-nomia locale.
    Leggevo una battuta polemica (forse in Salviamo il paesaggio o qui dentro, non ricordo): una volta le comunità difendevano i campi e le fonti da cui dipendevano per sopravvivere, ora vogliono e proteggono i centri commerciali (che distruggono i campi e le falde-fonti, eco-nomia ed ecologia).

    Direi che anche questa è una regressione dovuta ai sistemi "5" attuali.

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  4. L'uomo e' l'essere ricorsivo per eccellenza, e a questa condanna non puo' sfuggire.
    Specialmente tenendone conto.

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  5. Per quanto mi riguarda ritengo lo scientismo una forma perniciosa di filosofia, con dei sostenitori inconsapevolmente arroganti che in genere si sentono insultati ad essere chiamati scientisti e credono ostinatamente di professare delle "verità scientfiche", senza rendersi conto dell' inesattezza (anche epistemologica) e della circolarità delle loro opinioni.
    Ma le idee di Lewis e Mishan riportate in grassetto, anche se abbastanza innocue (almeno in Europa non altrettanto negli USA o nei Paesi arabi) mi pare sostengano il dogmatismo ed il teismo
    ossia opinioni ancora più perniciose della fede scientista alla quale si contrappongono.

    Sono d' accordo poi che la diffusione libera di forti basi morali condivise da una grande maggioranza di una popolazione sia fondamentale per uno sviluppo armonioso di una società, ma al di là delle tante (credo quasi tutte) Nazioni in cui questo presupposto non è soddisfatto o lo è solo parzialmente rimane il problema assai più vasto che per l' intera umanità con i suoi 7 miliardi di menti divise in mille raggruppamenti supertribali contraddittori e spesso contrapposti è ben lontana da questa morale condivisa.
    E le guerre in atto sul pianeta (da quelle militari,con uccisioni e ferimenti continue, a quelle commerciali e finanziarie spesso quasi altrettanto devastanti delle prime) ne sono una prova micidiale.

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    1. C'e' questo vecchio articolo di Putnam:
      http://archiviostorico.corriere.it/2006/ottobre/10/societa_non_sono_pronte_integrare_co_9_061010078.shtml
      Che possa esistere una societa' senza dogmatismi e' da vedere... i dogmatismi sono paradigmi abbastanza pervasivi da non essere riconosciuti come tali... le buone idee nascono come eresia, continuano come scienza, finiscono in religione

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    2. io ritengo che esista solo la ricerca della verita', fatta con onesta' intellettuale. Se questa ti porta a scoprie che Dio esiste, e allora che sia. Un volta che ci arrivi, non si torna piu' indietro (anche se poi scopri che questo Dio non si adatta particolarmente bene a nessuna delle religioni attuali).

      Esiste una teologia affatto nuova che emerge, diciamo cosi', da testimonianze dirette, le cosiddette NDE. Studiate con spirito scettico, inteso in senso etimologico, portano ad una nuova visione del mondo e della vita. IN un certo senso, non cambia la meccanica del mondo, e ci lascia intatti sul capo tutti i fardelli e gli obblighi di questa vita, ma ci da un chiaro obiettivo morale, uno Scopo con la S maiuscola, e azzera il nichilismo di fondo del materialismo che sembra aver infettato il pensiero scientifico. Fatto ancora piu' sorprendente, molta scienza moderna sembra puntare drittta verso una descrizione dell'esistente analoga a quella testimoniata dai soggetti NDE.

      Per chi vuole studiarsi la materia e tornare a respirare un po', su internet c'e' tutto quello che serve.

      Saluti

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    3. Non sono d' accordo, Firmato.
      Nella scienza solo a vole le buone idee idee nascono come eresie (o mutamenti di paradigma) altre volte nascono come intuizioni geniali che si diffondono in fretta (basti pensare all' accettazione quasi immediata dell ameccanica newtoniana o alla velocissima vittoria del sistema linneiano).
      E comunque se delle idee scientifiche diventano religiose, allora non sono buone.

      Se davvero non può esistere una società senza dogmatismi siamo destinati o all' imposizione di un unico dogmatismo totalitario sull' intera umanità o alla battaglia tra società con dogmatismi tra di loro diversi (vedi il cosiddetto "scontro di civiltà").
      Io penso che ci siano ampi spazi (certo ancora troppo utopici) per una convivenza pacifica di società diverse con valori differenziati ma che ne accettano alcuni come valori universali ai quali aderire e rispettano la diversità degli altri.

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