Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 13 giugno 2014

Futuro profondo: il destino finale della specie umana

Da “Resource crisis”. Traduzione di MR

di Ugo Bardi


Negli anni 50 sapevamo come sarebbe stato il futuro: un'era di prosperità e di miracoli senza precedenti. Energia troppo a buon mercato da poterla quatificare, macchine volanti, vacanze sulla Luna e la conquista dello spazio. Poi, gli eroi spaziali tornavano sulla Terra per rilassarsi sl bordo delle loro piscine mentre dei maggiordomi-robot portavano loro dei cocktail. Per la verità, il futuro di quel tempo aveva un lato oscuro: quello dell'olocausto nucleare. Ma era comunque un futuro in cui l'ingegno umano trionfava su tutto il resto.

Il futuro di oggi è completamente diverso. Il modo in cui vediamo il destino della specie umana è inestricabilmente collegato al grande “impulso” di combustione di carbonio che è andato avanti per un paio di secoli e che ora sta raggiungendo il suo picco. Il carbonio fossile ci ha portati dove ci troviamo ora, creando la prosperità della nostra civiltà industriale. Ma i combustibili fossili si stanno rapidamente esaurendo e questo crea numerose conseguenze. Una è l'impossibilità di mandare avanti una società industriale senza energia a buon mercato abbondante. L'altra è il riscaldamento globale che sta trasformando la Terra in un pianeta completamente nuovo. Questi effetti plasmeranno la specie umana del futuro in modi che non possono essere previsti con esattezza, ma che possiamo immaginarci sotto forma di “scenari” - futuri che potrebbero verificarsi. Quindi, ecco alcuni futuri possibili per la specie umana, messi in ordine dal meno attraente (estinzione a breve termine) a quelli più ottimistici, che comprendono l'espansione nell'intera galassia. 

1. Estinzione

L'estinzione è uno scenario semplice da descrivere: la specie umana si estingue e questo è quanto. La scala temporale dell'estinzione potrebbe essere nell'orine di millenni, secoli o, forse, solo decenni (nell'ultimo caso, potremmo definirla “Estinzione a Breve Termine”, un termine reso popolare da Guy McPherson). In ogni caso, l'estinzione sarebbe molto rapida in confronto al lasso temporale dell'esistenza del homo sapiens, cioè almeno 200.000 anni. 

L'estinzione è uno scenario del tutto possibile se ipotizziamo il dipanarsi di alcuni degli effetti più terribili dell'impatto umano sull'ecosfera, in particolare le emissioni di gas serra. Il grande “rutto del metano” che potrebbe risultare dalla fusione del Permafrost terrestre potrebbe aumentare le temperature fino a 6-8°C ed anche di più in tempi nell'ordine di pochi secoli o anche molto più rapidamente. In questa versione estrema, il riscaldamento globale potrebbe evolvere in una “catastrofe venusiana”, dove tutta la biosfera potrebbe essere sterilizzata da temperature estremamente alte. Per la verità, questo scenario sembra essere escluso dai risultati degli attuali modelli climatici, ma non abbiamo bisogno della catastrofe venusiana per squilibrare l'ecosistema ad un grado tale che le le risorse di cui gli esseri umani hanno bisogno per sopravvivere vengano distrutte. A quel punto, la conseguenza potrebbe essere solo una: l'estinzione. 

Questo è uno scenario che lascia poco da discutere sul destino della specie umana: Ma, ipotizzando che la biosfera non venga completamente distrutta, il pianeta potrebbe recuperare in seguito? Forse sì, ma non è detto. Oggigiorno, la Terra si trova pericolosamente vicina al margine interno della zona abitabile del Sistema Solare e viene spinta via da essa dal graduale aumento della radiazione solare. E' un processo molto lento per gli standard umani, ma si stima che i vertebrati non abbiamo che un periodo limitato, forse non più di 100-150 milioni di anni, di vita prima che la Terra diventi troppo calda perché possano sopravvivere. Un grande disastro come quello che stiamo contemplando in questo scenario potrebbe spazzare via la Terra dalla zona abitabile dai vertebrati. In questo caso, la biosfera terrestre potrebbe ritornare a un mondo di creature unicellulari come è stato durante gli eoni dell'Archeano o del Proterozoico. In tal caso, è possibile, e forse probabile, che i vertebrati non si ri-evolvano mai più e che il pianeta rimanga dominato da forme di vita unicellulari finché non viene sterilizzato da ulteriori aumenti della radiazione solare, fra circa un miliardo di anni da adesso

Ma ipotizziamo che l'ecosistema possa recuperare senza grandi perdite di phyla. In tempi nell'ordine delle centinaia di migliaia di anni, l'eccesso di CO2 nell'atmosfera verrebbe rimosso e trasformato in carbonati solidi. Ciò raffredderebbe lentamente il pianeta e l'ecosistema recupererebbe gradualmente la sua produttività precedente. A quel punto, i vertebrati potrebbero ritornare di nuovo abbondanti e la Terra si presenterebbe molto simile a com'era milioni di anni fa, quando gli antenati degli essri umani non sembravano destinati alla grande esplosione di numeri che sarebbe avvenuta con l'Antropocene. 

C'è una possibilità che la Terra faccia evolvere ancora specie di esseri senzienti? Non è impossibile. Se alcune specie di primati possono sopravvivere al grande impulso di carbonio, potrebbero sviluppare di nuovo la capacità di costruire strumenti e, col tempo, un'intelligenza di tipo umano. Ci vorrebbe del tempo, considerando che ci sono voluti quasi 50 milioni di anni per arrivare all'homo sapiens dai primati delle origini, ma sarebbe comunque possibile entro il tempo di vita della biosfera per i vertebrati. Se tutti i primati si estinguono, allora l'impresa diventa più difficile, considerando che ci sono voluti 400 milioni di anni perché apparissero i primati dopo l'evoluzione dei vertebrati. Ma, ancora una volta, non sarebbe impossibile e, comunque, forse gli esseri senzienti non hanno bisogno di essere primati. Così, potrebbe esserci una seconda possibilità (e probabilmente anche l'ultima) per le creature intelligenti di fare meglio di quanto abbiamo fatto noi. Buona fortuna a loro.

2. Lo scenario Olduvai.

Il “Ritorno a Olduvai” è stato proposto da Richard Duncan nel 1996 per descrivere l'effetto del graduale esaurimento dei combustibili fossili. Prende il nome da quello di una regione della Tanzania, in Africa, dove vivevano i nostri remoti antenati. L'idea è che, senza combustibili fossili, gli esseri umani perderebbero la loro fonte principale di energia e sarebbero costretti a tornare al loro stile di vita di sopravvivenza più antico: come cacciatori-raccoglitori. 

Lo scenario Olduvai potrebbe dipanarsi come risultato di una combinazione di fattori. Prima di tutto, i combustibili fossili diventerebbero gradualmente così costosi da rendere un'economia industriale impossibile. In parallelo, il riscaldamento globale aumenterebbe le temperature così tanto che le latitudini tropicali e temperate diventerebbero impossibili da abitare per tutto l'anno da parte degli esseri umani. A questo punto, gli esseri umani sarebbero costretti a ritirarsi nelle regioni del nord e del sud estremo, dove non è scontato che l'agricoltura sia possibile. Mentre ci allontaniamo dall'equatore, un forte fattore limitante è il basso livello di irraggiamento solare. Le colture possono crescere bene alle alte latitudini, ma il problema già evidente oggi in regioni come l'Islanda e la Groenlandia e che potrebbe rendere impossibile mantenere l'agricoltura per un tempo molto lungo.

Quindi, gli esseri umani che vivono alle latitudini alte potrebbero rendersi conto che la miglior strategia di sopravvivenza per loro è adottare uno stile di vita simile a quello dei moderni Inuit, anche se a temperature molto più alte. Vivrebbero principalmente pescando e cacciando mammiferi marini nella stagione calda – ritirandosi nei loro rifugi durante la lunga notte polare. Nell'emisfero settentrionale, questo stile di vita sarebbe possibile nell'anello di terra che circonda il Polo Nord, in parte dell'Eurasia e del continente americano. Nell'emisfero meridionale significherebbe il vertice del continente americano, la Terra del Fuoco e forse un'Antartide senza ghiaccio, dove gli esseri umani potrebbero vivere per la prima volta nella storia. 

Gli esseri umani moderni sono stati cacciatori e raccoglitori per almeno 200.000 anni. I loro antenati ominidi hanno usato questa strategia per un paio di milioni di anni, come minimo. Quindi, cacciare e raccogliere è un modo di vivere stabile e di successo che gli esseri umani potrebbero adottare per lungo tempo, tanto quanto l'ecosistema planetario sarebbe in grado di conservare il pianeta nelle condizioni degli ultimi 10 milioni di anni, più o meno. In questo caso, queste regioni ad alte latitudini probabilmente si ricongelerebbero e si ricoprirebbero di ghiaccio. Gli esseri umani potrebbero quindi tornare a latitudini minori. A questo punto, probabilmente riscoprirebbero l'agricoltura e ricomincerebbero una civiltà agricola, come avevano fatto decine o centinaia di migliaia di anni prima. Passiamo quindi allo scenario successivo: il ritorno all'agricoltura.

3. Il ritorno all'agricoltura. 

Supponete di finire i combustibili fossili facili, cioè, quelli abbastanza a buon mercato da poter sostenere una società industriale. E supponete che non abbiamo usato l'energia che avevamo – quando l'avevamo – per costruire un'alternativa. Quindi, saremo costretti a tornare al mondo com'era prima che cominciassimo a bruciare combustibili fossili: un'economia completamente basata sulle risorse biologiche, cioè sull'agricoltura. 

Questo è uno scenario lineare che non implica eventi speciali se non l'ipotesi che gli effetti del cambiamento climatico non sarebbero così drastici e rovinosi come alcuni scenari li descrivono. Non che la transizione non sarebbe traumatica per gli esseri umani. Il mondo senza combustibili fossili e senza alternative a questi non sarà in grado di sostenere, nemmeno lontanamente, la stessa popolazione che l'agricoltura alimentata dai combustibili fossili aveva sostenuto. E non è solo la mancanza di combustibili fossili che ridurrà la produttività agricola, è il fatto che secoli di agricoltura intensiva hanno distrutto una grande percentuale del suolo fertile che ha dato vita alla civiltà umana. Questo porterebbe necessariamente a una drastica riduzione della popolazione umana. In un tale scenario, “traumatico” è sicuramente riduttivo. Ma la specie umana sopravviverebbe. 

In questo futuro agricolo, difficilmente ci sarebbe la possibilità di una nuova rivoluzione industriale. I combustibili fossili che hanno creato quella attuale sarebbero finiti e ci vorrebbero milioni di anni perché si riformino, se ma lo faranno. I metalli sarebbero a loro volta scarsi, anche se i nostri discendenti contadini si troverebbero bene a passare al setaccio le rovine delle vecchie città in cerca di metalli. Avrebbero un sacco di ferro e rame e potrebbero perfino usare l'alluminio per le loro pentole fondendo le miriadi di lattine delle bibite che sono rimaste in giro. Ma il loro livello tecnologico sarebbe gravemente limitato dalla mancanza di combustibile: avrebbero solo legna e carbonella per la loro metallurgia. Quindi, i nostri discendenti potrebbero ancora lavorare il ferro e potrebbero ancora uccidersi fra loro con spade e lance (e, forse, anche con qualche sporadico moschetto e cannone). Ma non sappiamo di nessuna società del passato che abbia potuto sviluppare una rivoluzione industriale senza una fonte di energia abbondante e a buon mercato. 

Curiosamente, tuttavia, c'è una possibilità di una nuova esplosione dell'industrializzazione in questo futuro lontano. Sarebbe il risultato dell'estrazione mineraria in Antartide e, in misura minore, in Groenlandia ed altre regioni settentrionali ad alte latitudini. A causa della copertura di ghiaccio, finora queste regioni sono state scarsamente sfruttate per i minerali (o non lo sono state affatto, nel caso dell'Antartide). Ma il grande impulso di carbonio potrebbe scaldare il pianeta a sufficienza da fondere i ghiacciai del mondo completamente ed aprire queste terre all'estrazione mineraria. In questo caso, i nostri discendenti potrebbero avere una seconda (e probabilmente ultima) possibilità di sviluppare una nuova rivoluzione industriale basata sul carbone. Ciò riporterebbe tutto al punto di partenza: con una nuova società industriale minacciata dalla combinazione mortale di esaurimento e cambiamento climatico. I nostri discendenti sarebbero in grado di fare meglio di noi? Considerando che sono – di fatto – i nostri discendenti, probabilmente no. Quindi, questo secondo ciclo di industrializzazione potrebbe essere davvero l'ultimo sul pianeta. 

A parte il carbone dell'Antartide, i nostri discendenti potrebbero rimanere contadini per molto, molto tempo. Si dice che le società agricole del passato potevano essere descritte come “contadini governati da briganti”, ma questa è una semplificazione eccessiva per una struttura sociale integrata in cui di diversi strati eseguono compiti altamente specifici: contadini, guerrieri, preti, artigiani ed altro. Col tempo, le società agricole potrebbero evolvere convergendo nella struttura sociale tipica di altre specie che praticano l'agricoltura: principalmente formiche e termiti. Queste specie sono “eusociali” (o “ultrasociali”, secondo alcune definizioni) e praticano la specializzazione estrema, per esempio le “regine” che si occupano della riproduzione, mentre gli altri membri della società sono femmine sterili lavoratrici e guerrieri. La società umana agricola del futuro potrebbe diventare qualcosa di simile? Perché no? Almeno un'altra specie di mammiferi ha sviluppato una piena eusocialità (la talpa nuda). 

Le specie eusociali sono altamente resilienti e tendono a dominare l'ecosistema, come fanno le formiche e le termiti e lo hanno fatto con successo negli ultimi 50 milioni di anni. In linea di principio, gli esseri umani eusociali potrebbero anche mantenere il proprio dominio dell'ecosistema e continuare in questo ruolo per decine o centinaia di migliaia di milioni di anni, finché non scompariranno gradualmente in un lontano futuro quando la Terra diventa troppo calda perché i vertebrati sopravvivano. Se succede questo, sarebbero stati i vertebrati di maggior successo della storia della Terra, una specie che ha anche brevemente sognato di conquistare lo spazio.

4. La grande rivoluzione metabolica.

In più di 4 miliardi di anni di esistenza, la Terra non è mai stata ferma. Forze potenti l'hanno plasmata in una serie continua di rivoluzioni che hanno visto lo sviluppo forme di vita sempre più complesse, sempre più capaci di sfruttare il gradiente termodinamico creato dalla luce del Sole. Durante questo periodo, abbiamo assistito a diverse rivoluzioni metaboliche, due delle quali sono state le più importanti. La prima è stata la fotosintesi, circa 4 miliardi di anni fa. La seconda è stata il metabolismo aerobico, circa 2,5 mliardi  di anni fa. E' le seconda rivoluzione, alla fine, che ha generato i vertebrati e noi. 

Oggi, sembra che abbiamo raggiunto un impasse in questa crescita sempre in aumento di complessità biologica. Di fatto potremmo essere diretti nella direzione di un'inversione di tendenza creata da cambiamenti a lungo termine dell'ecosfera. Il termostato planetario che stabilizza la temperatura della Terra funziona regolando la concentrazione di CO2 nell'atmosfera. Ma con il graduale aumento della radiazione solare queste concentrazioni sono già prossime al limite minimo necessario per la fotosintesi. Quindi, l'attuale ecosistema si trova in una situazione senza uscita: a lungo termine, o verrà distrutto dalla mancanza di CO2 o dalle alte temperature. Quindi, perché un sistema complesso sopravviva, ci serve una rivoluzione metabolica davvero drastica. La fotosintesi organica ha raggiunto i suoi limiti: dobbiamo passare ad un tipo di substrato completamente diverso.

Cos'è la fotosintesi, dopotutto? E' un modo per trasformare l'energia solare in elettroni eccitati ed usarli per creare composti chimici che possono ridare indietro quell'energia a richiesta. L'efficienza della fotosintesi in questo processo è ritenuta arrivare a circa il 13% in condizioni ideali – in pratica è nell'ordine del 8%. Notata anche che le piante non funzionano come macchine fotosintetiche al di fuori di una gamma ridotta di temperature e senza nutrienti e sostanze chimiche che non sempre sono disponibili.

Così, se vogliamo un'altra rivoluzione metabolica ci serve qualcosa che sia più efficiente e meno esigente in termini di condizioni ambientali. Una possibilità è la cella fotovoltaica (FV). L'efficienza di una moderna cella FV al silicio può essere maggiore del 20% nel creare elettroni eccitati. Di per sé, le celle non immagazzinano energia, ma possono essere accoppiate con dispositivi di immagazzinamento ed usate per alimentare una varietà di processi e reazioni per una efficienza complessiva che è confrontabile (e probabilmente superiore) a quella della fotosintesi. Le celle FV al silicio funzionano usando elementi abbondanti: principalmente silicio ed alluminio, più tracce di azoto, boro e fosforo. L'attuale generazione usa anche argento, ma non è cruciale. Ma il grande vantaggio della “fotosintesi del silicio” è che le celle FV a stato solido non hanno bisogno di acqua o di ossigeno gassoso e possono funzionare a temperature bassissime o molto alte, fino a qualche centinaio di gradi centigradi. La “zona abitabile” per le celle FV non è un guscio stretto intorno al Sole: copre un volume enorma che comprende i grandi pianeti e probabilmente si estende anche più vicino e più lontano dal Sole. La quantità di energia solare che può essere raccolta in questo volume è incredibilmente più grande della piccola quantità intercettata dalla Terra. 

Naturalmente, i dispositivi FV a stato solido non vengono normalmente considerati una parte fotosintetica di un ecosistema. Godono del nome di “celle”, ma a differenza delle celle biologiche non si riproducono. Le celle FV delegano la loro riproduzione ad entità specializzate; fabbriche di celle, proprio come le formiche lavoratrici delegano la loro riproduzione ad entità specializzate: le formiche regine. Quindi, fa tutto parte di un nuovo ecosistema che sta emergendo, un ecosistema che comincia dall'inizio come eusociale. 

Sappiamo che i sistemi complessi diventano più complessi quanta più è l'energia che vi fluisce. Se l'ecosistema a stato solido risulta essere più efficiente di quello biologico, allora le prospettive sono da capogiro anche se limitiamo il nostro orizzonte alla superficie della Terra. Naturalmente, è difficile per noi immaginare le conseguenze di tale rivoluzione (pensate a quanto sarebbe difficile per un protista dell'era Proterozoica immaginare l'avvento dei vertebrati). Ciò che possiamo vedere è che un sistema del genere è nato interconnesso su scala planetaria. Il rapido sviluppo di Internet ci sta dando un assaggio di questa nuova situazione di interconnessione estesa. Dal nostro punto di vista di esseri umani, è una perdita spiacevole di privacy. Dall'altra parte, le formiche in un formicaio non sono molto interessate alla privacy. Si tratta, ancora una volta, di una delle caratteristiche dell'eusocialità: si pagano i vantaggi di efficienza con una perdita di individualità. Ma difficilmente possiamo dire più di così: se il nuovo sistema deve nascere, nascerà. Ciò che farà è impossibile da dire, ma può – teoricamente – espandersi a tutto il sistema solare e sopravvivere per tutto il tempo di vita che rimane al Sole, circa 5 miliardi di anni – e anche di più. 

In un certo senso, sarebbe il il trionfo finale degli esseri umani che avrebbero progettato la nascita di un nuovo ecosistema che abbraccia l'intero sistema solare e forse fino all'intera Galassia. E, se è così, saranno ricordati con gratitudine? (Notate, tuttavia, che non ci sentiamo particolarmente in debito verso i nostri antenati monocellulari). 

5. Dove stiamo andando, comunque?

Tutte le civiltà del passato sono declinate ed hanno collassato. Ma il collasso non è nient'altro che un cambiamento rapido e, finché il Sole splende, l'ecosistema ha almeno una possibilità di passare a livelli di complessità maggiori. Il futuro che possiamo vagamente intravedere oggi è ricco di possibilità. Miliardi di anni fa, Marte – e probabilmente anche Venere – hanno avuto una possibilità di sviluppare un'ecosfera organica. Ma in entrambi i casi il tempo disponibile è stato troppo breve e presto entrambi i pianeti hanno lasciato la zona abitabile e sono stati sterilizzati. La Terra ha avuto un tempo molto più lungo, miliardi di anni in più, per sviluppare l'ecosistema che conosciamo oggi. Ma la Terra non è mai stata ferma e non sta ferma: il cambiamento sta accelerando a velocità mai viste prima nella storia. Potremmo precipitare in un pianeta sterile o passare ad un nuovo sistema di incredibile complessità. Si tratta della sfida finale per la specie umana, una sfida che non possiamo evitare di affrontare. 



25 commenti:

  1. Beh, per le leggi della termodinamica non sarà tutto l'universo gradualmente a collassare su se stesso ritornando all'uovo cosmico da cui avrebbe avuto inizio il bing bang? Se quello è il destino dell'universo l'estinzione dell'umanità per ragioni cosmiche è ben accetta! :-) Piuttosto non dovremmo essere noi ad accelerare il rischio di estinzione...

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    1. mi pare troppo riduttivo ingabbiare l'universo con le leggi termodinamiche. Che purtroppo ingabbiano noi, che viviamo in questo mondo fisico, ma solo perchè non ragioniamo in modo termodinamico, ma egoistico e avido. Non penso che l'eusocietà potrà mai essere sviluppata dalla nostra specie; i nostri istinti non lo permettono, anche se la parte migliore della nostra natura, il super-io, ci apre la porta della spiritualità e del superamento del mondo istintuale. Porta che penso, sia stata varcata solo da pochi esseri umani nell'intera esistenza della nostra specie.

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    2. Hai perfettamente ragione, Mago. Ci sono altre realtà che vanno oltre la nostra percezione. Proprio per questo, però, è difficile parlarne!

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    3. Mago,

      un libro interessante, scritto da un fisico autentico, Frank Tipler, è "La fisica del Cristianesimo" edizione Mondadori e pubblicato in Italia nel 2008.
      Solo una mente aperta si rende condo che le ipotesi e tesi esposte e argomentatevi non sono un'accozzaglia di farneticazioni da pseudofantascienza fumettiastica.

      Anche un grande chimico quale fu Ilya Prigogine nel suo saggio "La fine delle" certezze" scritto nel decennio scorso, ritenne che occorreva una nuova fisica, dove l'indeterminatezza conduce alla verà libertà, negata invece dal determinismo ottuso derivante dal pensiero cartesiano e ancora di più di un Laplace.

      ( « Possiamo considerare lo stato attuale dell'universo come l'effetto del suo passato e la causa del suo futuro. Un intelletto che ad un determinato istante dovesse conoscere tutte le forze che mettono in moto la natura, e tutte le posizioni di tutti gli oggetti di cui la natura è composta, se questo intelletto fosse inoltre sufficientemente ampio da sottoporre questi dati ad analisi, esso racchiuderebbe in un'unica formula i movimenti dei corpi più grandi dell'universo e quelli degli atomi più piccoli; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto ed il futuro proprio come il passato sarebbe evidente davanti ai suoi occhi »

      Essai philosophique sur les probabilités, Laplace)

      Almeno su questa Terra, entro una sola generazione potremmo mettere fine alla discendenza di Adamo, Eva ed Abramo e Sara, e mettere così in dubbio un aspetto dell'onipotenza divina.
      L'abissale trascendenza di questo evo è visibile proprio nella apocalittica potenza distruttiva della nostra genìa.E allo stesso tempo nella potenzialmente sublime possibilità di rimedio e di riscatto.

      Una delle più confortanti frasi evangeliche tratte dalVangelo: Gv 12,20-33 dice:
      "E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

      Da leggere anche :
      "http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=14962

      Marco Sclarandis


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    4. @Igor Giussani

      In realtà i fisici non lo sanno come finirà l'universo, e ho scoperto, leggendo il bellissimo libro "il buio oltre le stelle" di Amedeo Balbio, che in realtà potremmo essere condannati a non saperlo mai.

      Per quel che ne sanno allo stato attuale, la massa dell'intero universo è molto prossima al valore critico. Sopra questo valore, tutto ricollasserebbe per gravità verso un nuovo ipotetico Big Bang; sotto questo livello l'universo continuerebbe ad espandersi all'infinito, raffreddandosi e morendo in un deserto inerte e prossimo allo zero assoluto.

      Ma come dicevo le ultime scoperte confermano le teorie per le quali esistano grandezze fisiche non osservabili che hanno però effetti sul nostro universo (che potrebbe non essere l'unico! Leggetelo, il libro è bellissimo); col risultato che appunto potremmo essere condannati a non sapere mai esattamente come funziona l'universo.

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  2. dubito sia esatto dire che la fotosintesi sia originata 4 miliardi di anni fa; non mi risulta ci siano prove del genere, al massimo 3-3.5 miliardi ma in forme estremamente diverse da adesso; di solito si dice che è originata attorno a 2.5 miliardi di anni fa

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  3. Il paragone con la catastrofe venusiana mi sembra azzardato, considerando che lo spaventoso mondo bollente di Venere è dovuto, sì, alla massiccia presenza di CO2, ma la massiccia densità dell'atmosfera e la sua pressione al suolo, 90 volte maggiore di quella terrestre, sono la causa principale di quelle temperature da girone dantesco. Oltre la maggior vicinanza al sole. Poi che l'aumento di svariati gradi della temperatura media globale possa portarci all'estinzione, è una mera ipotesi, e come tale opinabile. In ogni caso l'impatto demografico sulle scimmie nude sarebbe pesante, su questo non c'è dubbio.

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    1. Non c'è abbastanza CO2 (combustibili fossili) per portare a una catastrofe Venusiana, quindi, questa la possiamo scartare.
      Al massimo possiamo arrivare a 1000 ppm, quindi, allo 0,1 % di CO2 nell'aria.
      Confrontato al 96,5% di CO2 nell'atmosfera di Venere, è un'inezia.

      Basta fare due calcoli per scartare alcuni scenari possibili (che poi si rivelano impossibili).

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  4. Buongiorno.
    .----
    Il concetto di “futuro” è frutto della “fantasia” degli esseri umani.
    Una vita sana dovrebbe essere concentrata nel “presente”.
    Nel presente vivono gli animali e le piante.
    Dormono, si svegliano, si nutrono, si riproducono, tornano a dormire.
    Senza inquinare.
    Contribuendo, attraverso la biodiversità, alla “vita”.
    E si godono la vita : ne sono intimamente convinto.
    Voi anche lo credete ? O non ci avete mai pensato che soffrono e godono similmente a noi ?
    Le piante e gli animali non stanno a ragionare, bensì ascoltano la “vita”, e si adattano.
    Invece l'essere umano pensa !
    L'essere umano costruisce la macchina per perforare il terreno, così poi in futuro potrà estrarre il petrolio, così in futuro, avendo anche costruito l'automobile e le strade asfaltate, potrà spostarsi (senza usare le gambe) da un posto all'altro in poco tempo. Moltissime azioni dell'uomo sono fatte PENSANDO al “Futuro”, e poco gli importa se fa dei danni nel “Presente”.
    Un comportamento ottuso, “malato”.
    .----
    Detto questo,
    io penso che il futuro più probabile, dei quattro prospettati nella discussione, sia il primo, quello della “estinzione”.
    .----
    Le “creazioni” umane sono strabilianti :
    l'automobile corre più del ghepardo;
    l'aereo a reazione vola più veloce di qualunque uccello;
    si costruiscono navi di 400 metri di lunghezza, più grandi delle balene;
    MA
    tutte le nostre creazioni sono ben poca cosa rispetto a piante ed animali, che badano a sé stessi e che non inquinano.
    Invece l'automobile, gli aerei e le navi funzionano solo se vi sono carburanti, strade, aeroporti, porti, e degli esseri umani che le guidino e le mantengano.
    E inquinano.
    Non contengono la vita.
    Sono invenzioni umane “limitate” nelle funzioni, “specializzate”, prive di vita.
    Amo gli alberi.
    Sono favorevole ai pannelli fotovoltaici, solamente in una ottica di “decivilizzazione” della specie umana ed un nostro “ritorno nella natura”.
    E quando saremo ritornati, rinunceremo anche ai pannelli fotovoltaici : l'energia del sole continuerà ad alimentare la “vita” come la conoscevo da bambino, negli anni cinquanta, quando correvo felice fra le alte erbe nei prati.

    Gianni Tiziano

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    1. E quando con una semplice infezione... si moriva!
      Quando gli esseri viventi (zecche, pidochi, rabbia...) limitavano la lunghezza della vitya.
      Quando una pandemia faceva 50 milioni di vittime...
      quella si che era vita (breve)!

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    2. di sto passo le cose che hai elencato, Alessandro, torneranno a verificarsi, sommando problemi "moderni" dal punto di vista medico;
      cito per esempio la resistenza agli antibiotici, l'aumento di tumori, allergie, infarti;
      quindi gradualmente, mano a mano che la perdita di servizi e infrastrutture aumenta, si tornerà ad una vita altrettanto breve, ma con molto meno senso, futuro e speranza (mediamente) rispetto alla vita di cui parla Gianni;

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    3. I fisici degli esseri umani erano molto più forti di adesso, in quanto non adagiati nelle comodità moderne.
      Le pandemie non erano possibili, nelle piccole società tribali composte da poche dozzine di persone, mobili sul territorio come erano organizzati tutti gli esseri umani prima del Neolitico (fino a circa diecimila anni fa).
      Ci si curava con le erbe.
      Si viveva solidariamente, era molto forte il concetto di comunità, il soggetto delle azioni non era IO, bensì NOI.
      Ci si sentiva protetti, aiutati entro la comunità.
      Non c'erano orologi, denaro, polizia, recinti, confini, proprietà privata.
      Se qualcuno era debole e non poteva procurarsi cibo o un tetto per dormire, il cibo gli veniva donato e così pure un tetto.
      Si rispettava la natura, si uccideva una preda solo se necessario, per l'alimentazione.
      Si ringraziava la preda per essersi offerta in sacrificio.
      Si portava la preda al campo e la si divideva fra tutti.
      Si raccoglievano i frutti che crescevano spontaneamente su alberi selvatici.
      I bambini imparavano imitando gli adulti.
      Era data grande libertà di azione ed espressione ai bambini.
      Molto spesso la educazione dei bambini era responsabilità di tutti gli adulti del gruppo (tribù), non solo dei genitori.
      Era tenuta in grandissimo conto la generosità.
      Non c'erano capi.
      Non esisteva la politica.
      Non esisteva l'economia.
      Non c'era l'agricoltura.
      Non c'era l'allevamento.
      Non c'erano prigioni.
      Non c'era religione.
      Tutti gli esseri viventi erano selvatici, liberi.
      Non si mentiva.
      Si lavorava in media tre ore al giorno.
      Si dedicava il resto del tempo all'ozio e alle attività sociali.
      Ci si sentiva parte della natura, nella natura.
      Non si inquinava.

      Gianni Tiziano

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    4. Diecimila anni fa la popolazione umana era di otto milioni di esseri umani.
      Non potevano esserci pandemie con 50 milioni di vittime.

      Gianni Tiziano

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  5. Madre Terra ma chi ti ha raccontato 'ste fesserie?
    A me risulta che gli primitivi si comportavano come bestie, gli uomini violentavano le donne e si ammazzavano tra loro con grande impegno.

    Poi non capisco come sia possibile che uno con il tuo spirito possa sopportare di passare ore e ore davanti al pc utilizzando una connessione internet e praticando una vita così contraria ai tuoi principi,
    Il mondo è pieno di posti dove potresti praticare il tuo ideale di vita senza dover essere disturbato. Se davvero credi in quello che dici, perchè non molli tutto e non te ne vai in qualche posto remoto a vivere secondo natura? seriamente, Il mondo è grande, ci sono steppe foreste, isole, deserti, montagne...

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    1. Ora, questo commento lo passo perché in fondo va anche bene dire le cose che a uno passano per la testa. Ma, insomma, caro anonimo, non ti sembra di essere un tantino banale? (e nemmeno troppo simpatico, direi.....)

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    2. Gentile Prof. Bardi, con tutto il rispetto per il commentatore a cui ho risposto, vorrei sinceramente capire come una persona possa sopportare la contraddizione di vivere una vita completamente opposta ai propri principi ed ideali.
      Io (per tutt'altre ragioni e convinzioni) ad un certo punto della mia vita ho deciso di cambiare e l'ho fatto in modo radicale e ora sono più felice.
      Perchè il commentatore a cui ho risposto sopporti di vivere in un modo che disprezza quando ha davanti a se infinite porte spalancate per poter vivere in modo più coerente con le proprie aspirazioni mi sfugge completamente.

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    3. Poi, vorrei anche far notare che se questi primitivi erano così felici della loro condizione in armonia con le bestie e con tutto il creato, come mai hanno fatto di tutto per progredire e diventare uomini civilizzati e progrediti quali siamo?
      E davvero si pensa che se l'uomo fosse costretto ad un brusco arretramento della propria condizione accetterebbe il triste destino felice di essere in armonia con la natura (e talvolta finire nella pancia di orsi e lupi)
      Suggerisco al sig. Madre Terra di rivedere la piramide dei bisogni di Maslow e riconsiderare i propri ragionamenti
      Infatti, è evidente che il sig. Madre Terra si può permettere il lusso di giudicare i peccati dell'umanità solo perchè grazie al progresso si trova in cima alla piramide.
      Se davvero dovesse precipitare all'improvviso nel suo mondo ideale, cioè al livello più basso della piramide, non credo proprio che sarebbe tanto interessato ai concetti che ha esposto perchè tutto il suo tempo e il suo ingegno sarebbero occupati nel tentativo di sopravvivere, difendersi da bestie feroci, difendersi dagli altri umani che cercano di sopravvivere a suo scapito, in pratica, cercare cibo senza diventare cibo a propria volta e sperando di non essere vittima di malattie che magari oggi sono solo disturbi ma senza il progresso sarebbero killer micidiali.

      saluti

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    4. E se le cose non fossero né bianche né nere? Magari i nostri avi remoti non erano così felici e spensierati come pensa Tiziano, ma neppure così affannati ed affamati come pensava Hobbes (e forse l'anonimo di sopra). Magari avevano periodi buoni e momenti pessimi, a seconda di come gli andavano le cose.
      Esiste un'ampia letteratura scientifica sui popoli primitivi; magari può dare degli spunti, anche se indicativi perché nulla dimostra che un uomo di Cro-magnon la pensasse come un papuaso di 50 anni fa.
      In ogni caso, il futuro può somigliare per certi aspetti al passato, ma mai riprodurlo. Qualcuno a citato prima Prigogine che sulla freccia del tempo ha scritto cose interessanti, se mai ce ne fosse stato il bisogno.-

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    5. Io credo che il passato non fosse peggiore del presente e che i nostri remoti antenati non fossero meno felici di noi. Non è detto che fossero più felici ma potrebbe anche essere. Certamente vivevano meno a lungo, ma a questo proposito mi viene in mente Marco Aurelio quando dice che uno potrebbe vivere cento anni o mille anni, o diecimila anni, ma non vive che il momento presente e nient'altro

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    6. Buongiorno Anonimo.

      Non sono fesserie.
      E' così. I popoli che vivono tutt'ora come si viveva prima del Neolitico (10 mila anni fa) dimostrano che quel tipo di vita che ho descritto esiste.
      Leggo libri, esamino filmati, dall'anno 2000, da quando mi capitò in mano l'autobiografia di un indiano Hopi (titolo “Capo Sole”). Lo stupore e il fascino di quella visione del mondo e sapere che degli esseri umani vivevano felici rispettando la natura ed in pace, mi spinsero a documentarmi, e sempre più mi resi conto che molte popolazioni umane vivevano in quel modo.
      Adesso rimango stupito, e divento triste, quando qualcuno mette in dubbio o nega tali evidenze.
      .----
      Le bestie siamo noi esseri umani. Noi che facciamo vivisezione ed esperimenti genetici sugli animali, noi che li alleviamo in gabbie dove non si possono muovere, al fine di ingrassarli, per mangiarli, e li riempiamo di antibiotici, antidiuretici, gli tagliamo code e becchi, eseguiamo esperimenti di tutti i tipi sui loro corpi.
      Se rinchiudiamo gli animali negli zoo li facciamo impazzire, si comportano in modo innaturale.
      .----
      Passo ore ed ore su libri e pc perchè voglio capire perchè il mondo è così, perchè distruggiamo la natura.
      Ho famiglia. Come potrei scapparmene via ?
      E dove, se la distruzione stà raggiungendo ogni angolo del pianeta ?
      Utilizzo il pc cercando di fare meglio che posso la mia parte affinchè noi esseri umani ci fermiamo un attimo a riflettere sul da farsi, per non continuare la folle corsa verso la distruzione della vita sulla Terra.
      .----
      I governi statali sequestrano le terre dove vivono le popolazioni primitive, le trasformano in bacini idroelettrici o le aprono per estrarre i minerali o le disboscano per coltivare soia, palma da olio, cotone ed eucalipti. In questo modo il territorio, che è la loro fonte di sostentamento, viene inquinato e stravolto, impedendo la loro sopravvivenza. O muoiono o cercano di adattarsi alla civiltà, molte volte si rifugiano nell'alcoolismo o si suicidano.
      .----
      L'uomo era parte della natura. Nella natura non ci sono vincitori e vinti, bensì esseri viventi che sono necessari gli uni agli altri. Nessuno è il migliore. L'uomo cacciava gli orsi, anche per cibarsene, addomesticò il lupo e lo rese suo schiavo sotto forma di cane, e talvolta lo mangia. Noi mangiamo gli animali, manzi, maiali, polli, tacchini, tonno, pesci vari, frutti di mare.
      .----
      Le popolazioni primitive soddisfano tutti i livelli della piramide di Maslow.
      I loro componenti dedicano circa tre ore al giorno alle attività di sussistenza, sufficienti al loro sostentamento, il resto del tempo all'ozio e alla socialità.
      Viene incoraggiata ogni espressione di originalità, purchè non danneggi la vita comunitaria, essendo tenuta in gran conto e rispettata ogni forma di diversità.
      Sia la diversità fra gli esseri umani, che la diversità fra tutti gli esseri viventi.

      Gianni Tiziano

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  6. >Non sono fesserie.
    >E' così. I popoli che vivono tutt'ora come si viveva prima del Neolitico (10 mila anni fa)
    >dimostrano che quel tipo di vita che ho descritto esiste.

    Scusa tanto Gianni, ma se esistono popoli che vivono secondo i tuoi ideali e le tue aspirazioni cosa aspetti ad unirti a loro? Dici che hai famiglia e non ti puoi muovere, ma se davvero pensi che quella è la vita ideale, perchè negarla proprio ai tuoi cari?? Non vorresti il meglio per la tua famiglia?

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  7. Ripeto il concetto, anonimo. Sei perfettamente libero di esprimere le tue opinioni, ma non potresti essere meno aggressivo? Gianni Tiziano non ha detto che dobbiamo tornare all'età della pietra. Ha solo notato che stiamo esagerando con l'impatto sull'ecosistema e che dovremmo cercare di fare meglio. Lo dovremmo fare tutti.

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  8. @Anonimo :

    Proprio 30 anni fa, lessi sulla rivista naturalistica “Airone” numero 42 un servizio sugli Yanomani della Amazzonia.
    Ne rimasi molto colpito e pensavo di lasciare l'Italia e di chiedere a qualche tribù Yanomana se mi accoglieva al suo interno.
    A quel tempo non ero sposato, non avevo un mutuo da pagare. Ero “libero” di poter fare delle scelte molto grosse.
    Non intrapresi questa possibile meravigliosa avventura perchè a quel tempo avevo poca forza mentale, psicologica, poca fiducia in me stesso.
    Ora sono più sicuro di me stesso, ho maturato una visione del mondo molto solida, frutto di tante ricerche.
    Ho deprogrammato tanto il mio cervello.
    .----
    Nel frattempo, in questi 30 anni, molte cose sono cambiate.
    La rapida crescita demografica, il crescente consumismo, la crescente richiesta di materie prime e di energia, la voracità delle multinazionali, la miopia dei governi statali e tanto altro, hanno provocato l' aggressione al territorio dei popoli primitivi, e la sua distruzione.
    I popoli primitivi sono un tutt'uno, inscindibile, con la terra su cui vivono. La terra è la loro dispensa di cibo, la loro casa.
    Distruggendo la terra, che qui intendo come comunità biologica naturale, non artefatta, sono stati distrutti i popoli primitivi.
    Tantissimi popoli primitivi che pochi decenni fa erano prosperi, sono ora scomparsi, o abbruttiti ai margini delle strade che attraversano territori che prima erano loro, o portati a vivere in bidonville ai margini delle città.
    Solo alcune decine di esseri viventi vivono ancora allo stato libero.
    Essi sono in perenne fuga dalla civiltà.
    Sono i “popoli incontattati”.
    Se qualcuno di noi esseri civilizzati ha contatti con loro, essi prendono malattie a cui non sono preparati a difendersi, e parte di loro muore.
    .----
    Non escludo che un giorno abbandonerò questo modo di vivere “pazzesco”, per vivere più a contatto con la Natura, come fece Ohiyesa (Indiano Lakota, 1858 – 1939).

    Gianni Tiziano

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  9. Noto che tutti i tentativi di ridimensionare la teoria di Rousseau of the Noble Sauvage ( che tanto influenza i nostri tempi) sono stranamente censurati

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