Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


martedì 17 marzo 2015

Accenditi, sintonizzati, abbandonati

Dahowtosavetheworld.ca”. Traduzione di MR (h/t Paul Chefurka)

Di Dave Pollard


Sfondo da psp.88000.org 

Marshall McLuhan ha avuto l'idea giusta sul fatto di lottare per essere presenti in un mondo che è sempre più assente, inquieto, sconnesso e distratto. Il processo di passare dall'assenza mentale alla presenza, sto apprendendo, comporta tre fasi, catturate perfettamente nella celebre espressione “Accenditi, sintonizzati, abbandonati” (l'espressione è stata resa popolare da Timothy Leary, ma almeno secondo Wikipedia lui ha riconosciuto che è stata coniata da McLuhan).



Accenditi significa lasciar andare il mito del sé e riconnettersi e lasciarsi portare come parte dell'indifferenziazione e dell'ambiguità incredibilmente complesse della nostra esistenza collettiva, usando qualsiasi metodo funzioni per voi – meditazione, droghe psicoattive, ecc. Ciò comporta il riconoscimento del fatto che ciò che intendiamo come il nostro “sé” è solo una storia inventata, un mito collettivo. La comparsa dell'ego, il senso di sé, sembrerebbe essere una conseguenza involontaria della compulsione di nostri cervelli grandi e pieni di proteine a trovare schemi e a rappresentare la realtà attraverso l'uso di modelli. Questi sono strumenti utili finché non portano alla psicosi – finché “noi” pensiamo che queste rappresentazioni siano reali e che i nostri “sé” siano reali e separati. Questa sensazione astratta di sé separato e di identità ci viene insegnata senza sosta dalla nascita ed è stata rinforzata e sfruttata, con le migliori intenzioni, dalla nostra cultura.

Il nostro senso di separazione ci ha permesso di fare delle cose stupefacenti e orribili. Uno dei tratti distintivi della cultura umana civilizzata è stato la scoperta e l'uso della punta di freccia – l'antica invenzione che ci ha permesso, per la prima volta, di uccidere “in modo impersonale” - senza mettere sé stessi a rischio o avere un contatto fisico con la nostra preda nel momento in cui la distruggiamo e divoriamo. Il drone, il velivolo senza pilota in grado di seminare la distruzione di massa su milioni di persone, non è altro che l'ultima manifestazione high-tech della modesta e terribile punta di freccia. Con queste invenzioni abbiamo perso il senso della sacralità quando una parte del noi collettivo ne consuma un'altra, per il “nostro” beneficio collettivo. Con queste invenzioni abbiamo potuto, per la prima volta, rifiutarci di accettare l'inevitabilità della nostra morte sacra come cibo essenziale per un'altra parte di noi, per il “nostro” beneficio collettivo. La nostra paura e la nostra avversione per la morte sono state, penso, una conseguenza diretta del nostro nuovo falso senso della separazione, della nostra sconnessione. Accendersi è riconnettersi, lasciare andare i miti del sé e della separazione ed essere veri e vivi.

Sintonizzati significa impara, apprezza e capisci come funziona davvero il mondo ed i suoi complessi sistemi adattivi. Ciò comporta il riconoscere che i sistemi complessi (vedi tutti i sistemi organici, sociali ed ecologici) sono intrinsecamente in gran parte inconoscibili, incontrollabili e imprevedibili, a differenza dei sistemi meccanici coi quali cerchiamo di rappresentarli. Ciò comporta il riconoscere che, per pura forza delle azioni collettive di miliardi di esseri umani ben intenzionati, passati e presenti, che fanno tutti del loro meglio, i sistemi economico ed ecologico dai quali dipendiamo totalmente ora sono insostenibili e stanno accelerando verso un collasso inarrestabile. E quel collasso sta per causare la fine della cultura della civiltà globale e con essa una drastica riduzione del numero di esseri umani, della complessità della società umana e, a seconda della gravità del cambiamento climatico fuori controllo, l'estinzione di gran parte o di tutte le specie viventi sul pianeta in questo secolo. Sintonizzarsi significa apprezzare la conoscenza meravigliosa e terribile di dove tutti noi ci troviamo, ora, e di come ci siamo arrivati.

Abbandonati significa allontanati da questa cultura dannosa, malsana e morente e smetti di esserne partecipe e di sostenerla. Ciò comporta la non partecipazione in nessuno dei sistemi interdipendenti e cadenti della cultura ormai globale – politici, economici, sociali, educativi, sanitari, tecnologici, legali, dei media, ecc. Significa non attenersi più alle regole di questi sistemi che stanno uccidendo il nostro pianeta e che ci hanno reso tutti quanti fisicamente o emotivamente malati. La maggior parte delle civiltà non finiscono con scontri devastanti fra i loro cittadini, ma quando i loro cittadini si rendono conto che la civiltà non può più sostenerli convenientemente, semplicemente ed in massa, se ne allontanano. Abbandonarsi significa raggiungere questa consapevolezza e comportarsi di conseguenza.

Ho passato gran parte dell'ultimo decennio nella parte della sintonizzazione, studiando i sistemi complessi e la natura e la storia dei nostri sistemi economico, energetico ed ecologico. Ciò mi ha reso un allegro pessimista – un pessimista perché mi rendo conto che il collasso ci porterà sofferenze e perdite enormi e allegro perché ho smesso di stressarmi per cercare di riformare o mitigare questi sistemi. Sto imparando ad apprezzare semplicemente il miracolo della vita, dell'amore, dell'apprendimento e delle straordinarie possibilità di un mondo molto migliore dopo il collasso di questo terribile ma (nel più ampio scema delle cose) fugace civiltà agri-industriale. Sarà un mondo con molti meno esseri umani con un impatto minore e re-tribalizzati, o forse senza nessun essere umano.

Quella parte è stata facile, nonostante il senso di cordoglio, vergogna e terrore che la consapevolezza del collasso inevitabile mi ha portato. Le altre due parti, l'accendersi e l'abbandonarsi, apparentemente sono al di là delle mie capacità.

Mentre continuo a provare diverse modalità di Accensione – meditazione e altri metodi per mettere a tacere il pensiero che spero mi porteranno oltre il mito del sé verso una reale presenza e riconnessione, non mi pare di fare grandi progressi. E confesso di essere impaziente: mi arrendo (troppo) facilmente. Sto cercando un modo più facile e veloce. Sono curioso di provare le tecniche di biofeedback come quelle che ha suggerito Gary Weber. Sono ancora troppo codardo per provare l'ayahuasca o psicoattivi simili che si dice rendano più facile raggiungere uno stato costante di riconnessione. Ciononostante, sono motivato, e a volte mi sento esasperatamente vicino a raggiungere una svolta nel rendermi conto che lo stato di presenza, riconnessione e “mancanza del sé” che conosco intellettualmente e che bramo così profondamente è possibile.

Posso capire perché molti di coloro che provano a guarire dalla malattia della Civiltà cerchino in percorso più facile ed accessibile – come apprezzare il proprio “sé” di più anziché rimproverarsi e in modo da costruire autostima e resilienza personale attraverso metodi di autoaffermazione piuttosto che di trascendenza del sé. Ma mi pare che se puoi trascendere il sé, il bisogno di guarire non scompare?


Per quanto riguarda l'Abbandonarsi, sto cominciando ad imparare alcune delle capacità essenziali per l'autosufficienza personale e collettiva, di modo che sarò pronto per essere un membro utile di una comunità drasticamente rilocalizzata quando i sistemi centralizzati raggiungono uno stadio più avanzato ed ovvio di collasso irreversibile. Ma lo sto facendo molto, molto lentamente. Mi trovo ancora troppo a mio agio come dipendente della cultura della civiltà, anche se so che non durerà molto a lungo. E' troppo presto, mi dico, perché la maggior parte di queste capacità siano necessarie o valorizzate nell'immediato, quindi doso le forze. Se le cose cominciano a peggiorare più rapidamente, aumenterò il ritmo. Non è nella nostra natura, penso, imparare cose che al momento non sono utili, anche se ci aspettiamo che lo saranno prima o poi.

Quindi sto qui, Sintonizzato, cercando senza successo di Accendermi e preparandomi ad Abbandonarmi. Mentre ho fatto i miei compiti per imparare, apprezzare e capire come funziona il mondo e dove ci troviamo, sono per natura un San Tommaso e continuo a mettere criticamente in dubbio ogni cosa che sento e credo. Mentre finora non sono riuscito a ottenere la capacità di lasciar andare e di riconnettermi a tutta-la-vita-sulla-Terra, questa sarà una ricerca lunga una vita e mi faccio coraggio con le storie di molte persone che, dopo anni di lotta con l'impresa apparentemente impossibile di “arrivare là da qui”, all'improvviso si ritrovano là e si chiedono perché, col senno di poi, sia stato così difficile. Forse si tratta dell'equivalente esistenziale dell'imparare ad andare in bici: ricordo la fatica enorme e la frustrazione che ho sentito cercando di imparare e immediatamente dopo non riuscivo a capire  perché fosse così difficile. E mentre è probabilmente troppo presto per me per imparare altre capacità essenziali necessarie da usare nelle comunità autosufficienti reali (e quali capacità imparare dipenderà molto da dove si trova quella comunità e chi altro c'è al suo interno quando il collasso raggiunge uno stadio avanzato). Ho un elenco e ci sto lavorando lentamente (in cima all'elenco quest'anno c'è migliorare la mia consapevolezza di me, l'attenzione, le capacità di conversazione e imparare finalmente a nuotare e a ballare).

In questi giorni mi sento impaziente, insoddisfatto, irrequieto e non sono proprio sicuro di cosa fare di me stesso ogni giorno, o cosa dovrei fare del resto della mia vita. Mi sono reso conto con riluttanza che non posso nascondermi dallo stress e dovrò vivere con parecchia incertezza, ambiguità, apparente mancanza di realizzazione e persistente mancanza di resilienza personale ancora per un bel po' e forse per il resto della mia vita. Eppure, a quello che sembra essere un altro punto di svolta della mia vita, sono straordinariamente grato per tutto ciò che ho e per quanto sia facile la mia vita in confronto a quella della maggior parte delle persone. A differenza della maggior parte delle persone che lottano per sopravvivere in un mondo sempre più duro, ho il lusso di avere tempo e risorse sufficienti per Accendermi, Sintonizzarmi e Abbandonarmi. Ben lungi dall'essere uno slogan sulla fuga e l'irresponsabilità,  penso che sia un percorso per diventare un modello di come vivere durante il collasso e per mostrare agli altri come fare altrettanto. Credo sia folle non intraprenderlo.

















9 commenti:

  1. Su quali figure/fuguri la "sintonizzazione di massa" sul "segnale" USA abbia reso oggi archetipali della popolazione-tipo che domina culturalmente l'attuale zeitgeist occidentale (e dei suoi groupies in giro per il mondo) consiglio vivamente l'ultimo intervento su ClubOrlov del corrispondente del blog da Kiev, Yu Shan.

    Una visione agghiacciante ma, IMO, molto, molto realistica del livello di de-generazione che l'elite dell'ex "mondo libero" ha raggiunto: http://cluborlov.blogspot.it/2015/03/the-rage-of-cultural-elites.html

    Per i non anglofoni sarebbe interessante se Effetto Risorse potesse riproporla in italiano. Anzi, se serve un traduttore mi offro volentieri per dare una mano.

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    1. @Ervino Cus

      grazie per la segnalazione dell'articolo dell'Orlov. Lettura, non so se corretta, ma certamente non banale del confronto scontro tra vecchie e nuove elite mondiali.
      Su di un punto però credo abbia visto giusto. i nuovi non hanno ancora inventato nulla di diverso, scimmiottano solamente cercando di apparire cool imitando in tutto e per tutto i vecchi.

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    2. Per certi aspetti lascia anche me un po' perplesso un certo taglio apparentemente alquanto misogino del pezzo, ma forse, per una volta, l'articolo parla senza false ipocrisie buonistiche e dice una cosa che, nel marasma del politically correct a tutti i costi imperante, viene ignorato: ovvero che l'elite USA-planetaria attuale è fatta di psico-sociopatici DI OGNI GENERE, sia maschile che femminile.

      Non so se l'autore l'abbia scritto con questo taglio per volontà provocatoria o cosa, ma di certo è la prima volta che vedo affrontare così apertamente uno degli "elefanti sacri" più "pubblicisticamente" ignorati dei nostri tempi...

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  2. Non c’è un solo cantuccio
    l’apice della punta d’uno spillo
    che sia diversamente al mondo
    venuto da un raddoppio reiterato
    noi lo possiamo immaginare
    quel singolo intero solitario
    volere concentrato al massimo
    di riprodursi identico a sé stesso
    e poi vedersi e piangersi sgomento
    altra cosa paio essere diventato
    di nuovo ardente brama all’opera
    incessante a copiarsi e ricopiarsi
    come se fosse in duello con un altro
    poi il resto venne
    aggiunte somme moltiplicazioni
    di pezzi che a noi paiono frazioni
    ma sempre solo interi aggiunti sono
    di quell’uno avido d’estendersi
    vediamo tutto questo ed impazziamo
    a causa d’identica intima natura
    avessimo un universo intero
    non ci sazierebbe e un altro subito
    dopo un giorno ne vorremmo
    più vediamo astri pianeti soli
    più tristezza diventa esponenziale
    la Luna sola ci conforta
    ci ricorda desolato Paradiso.

    Marco Sclarandis

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  3. riflessioni che richiedono molto tempo...
    di fronte al televisone che si desintonizza, si spegne e si riaccende da solo, ho pensato a come aumentino le ignoranze umane e, in un modo direttamente proporzionale, gli automatismi delle macchine.

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  4. L'articolo sembra la storia della mia vita degli ultimi 10 anni. Con tutti i dubbi e le speranze annesse.
    L'unica cosa che mi sentirei di chiedere all'autore, in alternativa su questo blog, come fa a vivere bene con gli altri senza essere preso per scemo o rompi...... (cassandra). Io faccio una fatica incredibile a dire quello che c'è scritto nell'articolo senza irritare quelli con qui parli. In realtà nemmeno lo dico perchè oramai sono considerato un alienato. Controllare comunque il nostro pensiero compulsivo è l'impresa più ardua che possiamo affrontare.

    walter

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    1. Forse non serve "controllare" il nostro pensiero compulsivo. Forse basta osservarlo, senza alcun altro scopo che... osservarlo appunto. Non si può essere, io credo, attenti al mondo senza essere attenti a sé stessi, a quel che pensiamo, a quel che proviamo, a come e quando nasce tutta questa roba dentro di noi. Guardare fuori di sé e guardare dentro di sé forse sono solo due modalità di un'unica azione: prestare attenzione. Se la vita (nostra e altrui) è un dono, allora è scortese ed insensato non guardarlo, assaporarlo ed esplorarlo per bene. Anche perché, l'unica alternativa a ciò, ossia vivere senza consapevolezza, non è solo molto triste, ma anche paurosamente simile ad una pre-morte.

      Desidero un mondo migliore. Combatto ogni giorno contro i miei infiniti difetti con esiti alterni e, suppongo, altrettanto valga più o meno per chiunque. Se ho ragione, allora vuol dire che ci stiamo provando in un sacco di persone a rendere il mondo un posto migliore. E questo credo meriti rispetto e consapevolezza indipendentemente dall'esito collettivo che questo processo avrà. Accettare i propri ed altrui difetti credo possa essere un ottimo modo per tentare di migliorare "tutto" (sè e non-sé) e per evitare al contempo che questa ricerca diventi essa stessa un difetto.

      Tutto questo per dire che condivido tutto l'articolo tranne la voglia di provare ad evitare il peggio. Poi andrà come andrà.

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    2. Anonimo, se a te garba di provare il peggio, sii contento.
      Purtroppo per tanti altri, verrai certamente soddisfatto, di peggo ne sta arrivando a convogli interi.
      Ho riletto tre volte il tuo commento, ma la tua frase conclusiva mi sembra enigmatica.
      O vuoi dire che quando uno ha fatto tutto il necessario perchè il peggio arrivi, ha il dovere di accoglierlo a braccia aperte?.

      Marco Sclarandis

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    3. @marco

      La mia "frase conclusiva" più che ambigua era proprio sbagliata. Ho scritto di fretta. Quel che intendevo dire era in realtà l'esatto opposto, ovvero che condivido in linea di massima le posizioni dell'autore, ma mi differenzio per il fatto di avere ancora "la voglia di provare ad evitare il peggio".

      Spiacente di aver scritto male "prima" ed aver risposto tardi "poi".

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