Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


mercoledì 25 marzo 2015

Cambiamento climatico e fame nel mondo: come ingigantire i problemi invece di risolverli

DaResource Crisis”. Traduzione di MR

Di Ugo Bardi

Risultati di una ricerca del termined “fame nel mondo” (world hunger) usando Google Ngram Viewer. E' chiaro che la percezione della fame come un grande problema mondiale è relativamente recente: ha raggiunto il picco negli anni 80 ed è rimasta ben radicata nella consapevolezza collettiva di oggi. Il cambiamento climatico mostrerà la stessa traiettoria in futuro? Se lo farà, questo significa che il problema può essere risolto? O non renderemo i problemi più grandi nel tentativo di risolverli


Di certo, si sta accumulando uno slancio verso qualche tipo di azione nei riguardi del clima, anche se il negazionismo sta ancora opponendo una forte resistenza. Quindi, in un certo senso, le cose vanno bene, ma è abbastanza? Abbiamo ancora tempo per un'azione significativa contro il cambiamento climatico? E se ci impegneremo in tale azione, prenderemo le decisioni giuste?

Di solito, la chiave del futuro sta nel passato e possiamo esaminare la nostra attuale situazione del clima alla luce di un problema più vecchio: la fame nel mondo, che è passata attraverso un percorso di percezione ed azione che potrebbe andare in parallelo col problema climatico.

Le carestie hanno una storia lunga e, in tempi antichi, venivano spesso percepite come “atti di Dio”. L'idea che si potesse fare qualcosa contro la fame impiegava del tempo a penetrare la consapevolezza del genere umano e forse possiamo trovarne un primo assaggio nel saggio satirico intitolato “Una modesta proposta” scritto nel 1729 da Jonathan Swift (più famoso per i suoi “Viaggi di Gulliver”), dove proponeva che gli irlandesi poveri dovessero vendere i loro figli come cibo agli inglesi ricchi. Leggendolo, si percepisce la frustrazione che sentiva Swift per il modo in cui venivano percepiti i problemi dell'Irlanda ai suoi tempi e, chiaramente, la fame non era una preoccupazione per l'élite di quel tempo. Uno dei risultati è stata la risposta lenta ed inefficace del governo britannico alle carestie irlandesi che sono sopravvenute in seguito, in particolare la grande carestia del 1845 che ha ucciso milioni di persone.

Le percezioni sulla fame nel mondo sono cambiate a metà del XX secolo e l'interesse per il problema è cresciuto rapidamente ed ha raggiunto un picco negli anni 80.Da lì in poi è diminuito, ma è rimasto un problema chiaramente visibile, una cosa sulla quale siamo tutti d'accordo che bisogna agire. Possiamo sperare per un'evoluzione simile del concetto di cambiamento climatico? Se usiamo Google Ngram viewer, possiamo confrontare i termini “fame nel mondo” (world hunger) e “cambiamento climatico” (climate change) ed ecco il risultato:



Non dovremmo prestare troppa attenzione alla grandezza relativa delle curve. Ciò che conta è che la curva del “cambiamento climatico” non si è ancora saturata, ma l'uso del termine sta crescendo rapidamente. La curva potrebbe impiegare ancora del tempo prima di raggiungere il picco, ma potrebbe arrivare un momento in cui l'importanza del cambiamento climatico diventa ovvia e nessuno lo negherà più.

Sono buone notizie, ma c'è un problema. Supponiamo che arrivi il momento in cui tutti sono d'accordo che il cambiamento climatico è un grosso problema e che dobbiamo fare qualcosa per questo. Verrà fatto qualcosa? Verrà fatto qualcosa sufficientemente in fretta? E verranno fatte le cose giuste? Su questo punto, ho paura che ci saranno problemi. Grossi problemi.

Torniamo alla fame nel mondo: la maggior parte delle persone oggi sembra essere d'accordo sul fatto che sia una storia finita bene e che il problema sia stato risolto dalla cosiddetta “rivoluzione verde,” ovvero con un forte aumento della produzione di cibo il tutto il mondo. E' stato sicuramente un notevole successo tecnologico, ma ha risolto il problema? O non ha semplicemente creato una folle corsa fra produzione di cibo e popolazione? In questo caso, rendiamo soltanto il problema più grande, al posto di risolverlo (un caso della trappola del “cigno nero”). E la rivoluzione verde è tutta basata sull'idea di trasformare i combustibili fossili in cibo. Ma se la popolazione continua ad aumentare, mentre le riserve di combustibili fossili possono solo diminuire, avremo grossi problemi. In realtà, problemi enormi. Non risolveremo mai il problema della fame se non riusciamo a stabilizzare la popolazione umana.

La reazione della specie umana al cambiamento climatico potrebbe essere la stessa cosa. Una volta che riconosceremo finalmente che è un problema, potremmo cercare alcune soluzioni tecnologiche rapide per risolverlo e questo potrebbe soltanto rendere il problema più grande. Pensate alle varie proposte di ingegneria climatica che comportano la diffusione di sostanze riflettenti nell'alta atmosfera. Se qualcuna di queste proposte fosse messa in pratica, potremmo continuare ad emettere gas serra senza generare riscaldamento atmosferico, e probabilmente lo faremmo. Quindi, con le emissioni che aumentano, avremo bisogno di più schermatura dei raggi del Sole e, con più schermatura, continueremmo ad emettere sempre di più. Sarebbe un'altra folle corsa fra emissioni e schermatura. E se qualcosa andasse storto con la gestione della radiazione solare? Qualcosa che non abbiamo previsto e che non abbiamo capito? Ci troveremmo in grossissimi guai (qualcuno ha detto “cigno nero?”). Non risolveremo mai il problema climatico se non riusciamo a stabilizzare la concentrazione di gas serra nell'atmosfera.

A nessuno piace di giocare il ruolo del catastrofista ma qui è chiaro che abbiamo un problema gigantesco. Non è tanto un problema fisico o tecnologico, è che non abbiamo mai sviluppato metodi per risolvere problemi complessi mondiali, tendiamo più che altro a peggiorarli. Succede sempre (solo come un altro esempio, viene in mente la situazione politica in Nord Africa e in Medio Oriente). Ci sono stati diversi tentativi di sviluppare modi nuovi e più efficaci per affrontare grandi problemi, come concentrarsi sui punti di leva del sistema. Questi metodi fanno veramente una differenza, ma ci sarà mai qualche decisore politico che vi presterà attenzione?




17 commenti:

  1. Sono ovviamente molto felice del grado di consapevolezza crescente sul riscaldamento globale. Però, credo che sia stato Jared Diamond a dire che il problema più grave del problema ecologico è proprio questa ricerca del problema più grave. Se c'è una cosa che insegna infatti l'ecologia, è che tutti i fenomeni si trovano sostanzialmente in qualche correlazione tra loro.
    Il vero problema non è il riscaldamento globale, ma l'eccessivo impatto sulla biosfera, di cui il global warming è una delle manifestazioni più eclatanti. Se vogliamo affrontarlo, dobbiamo ragionare secondo la formula IPAT, quindi in termini di popolazione, consumi e tecnologia. Bisogna intervenire sulle logiche perverse che portano al paradosso di Jevons o al paradosso ancora peggiore per cui nazioni stabili sul piano demografico e dotate delle tecnologie più avanzate risultano più impattanti di altre sovrappopolate e con tecniche industriali obsolete (è per questo che ho attaccato spesso chi grida alla sovrappopolazione del pianeta; non perché non sia un problema, ma perché gli sfuggono completamente questi nessi). Sto leggendo I nuovi limiti dello sviluppo, è interessante come siano stati risolti sensibilmente molti tipi di inquinamento, il guaio è che spesso è avvenuto trasferendo il problema da un anello della catena ecologica all'altro. Con il global warming potrebbe capitare la stessa cosa.

    Quanto ai decisori politici, è chiaro che provvedimenti volti a ridurre la crescita economica, indirettamente, comportano una riduzione del potere, quindi difficilmente verranno prese da chi occupa gli alti scranni, se non in modo parziale e volte alla limitazione del danno tenendo il BAU più invariato possibile. Detto questo, però, anche l'abolizione della schiavitù, la concessione dei diritti liberali, l'estensione del suffragio, ecc. hanno causato anch'esse riduzione del potere e non sono state mai troppe amati dagli alti scranni, sia che abbiano preferito farsi tagliare la testa sia che abbiano concesso sbuffando.
    E' chiaro che ci occorre un sistema politico ed economico che funzioni secondo la logica di uno stato stazionario e che sappia agire virtuosamente sui punti di leva positivi. Credo che gli scienziati del clima e delle risorse abbiano già dato ampiamente il loro contributo, sarebbe il turno di filosofi e scienziati sociali (e di semplici cittadini informati e consapevoli, ovviamente).

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    1. > cui nazioni stabili sul piano demografico e dotate delle tecnologie più avanzate risultano più impattanti di altre sovrappopolate e con tecniche industriali obsolete

      Questo non è più vero.
      La Cina, ad esempio, ha superato gli USA nella produzione di rifiuti come la CO2.
      L'Asia ha superato USA Europa e Russia nel consumo di carbone (consumo di carbone).

      Ora si potrebbe recuperare una lunga lista di consumo di risorse e produzione di rifiuti in cui NON son più i paesi "occidentali" in testa.

      Il terzomondismo e l'ugualismo sinistri ideologicamente rifiutano di considerare l'impronta ecologica complessiva che è ciò che impatta sui sistemi biotici e in ecologia. L'ecologia non è antropocentrica, non è umanista, è assolutista.
      Se scarichi 10 q.li di cromo esavalente nei corsi d'acqua non cambia assolutamente nulla se esso sia servito a 100k persone o a 100M di persone.

      Da parte, le ingordigie destre, considerano diritti non negoziabili le folli impronte ecologiche procapite, in primis quella dei peggiori dissipatori procapite (non più assoluti) di risorse che sono gli USA.


      > l'abolizione della schiavitù, la concessione dei diritti liberali, l'estensione del suffragio,
      Dal punto di vista ecologico, tutto ciò sono spesso nello spazio dei problemi, non della soluzione.
      Se l'estensione del suffragio mi porta alla democrazia demagogica questa porta ad un aumento della predazione e distruzione ambientale e quindi aggrava lo stato ecologico della biosfera, come è quasi sempre avvenuto.
      Infatti, Jared Diamond, cita proprio il caso di una dittatura ecologista che, nella parte dominicana di Hispaniola ha permesso di contenere la pressione antropica, di salvaguardare le foreste, lo sviluppo di un economia che non fosse predatoria, al contrario di quanto avvenuto nel caos di Haiti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

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  3. Se non altro il problema del riscaldamento globale, a parole, è riconosciuto. Ma guai a parlare di esaurimento del petrolio economico o, peggio, di pianeta sovraffollato e conseguente necessaria decrescita demografica. Sia mai togliere alle persone il 'diritto' di procreare e in particolar modo la 'liberta' di decidere quanti figli mettere al mondo. Culturalmente, in paqrticolare su quest'ultimo argomento, siamo ancora all'anno zero. Il concetto di sovrappopolazione mondiale purtroppo è ancora confinato in qualche nicchia culturale.

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  4. Il problema, osservato in un commento in una pagina precedente, è che ogni specie, homo inclusi, tende ad utilizzare tutta la biocapacità a disposizione (in realtà ora stiamo pure rastrellando quella delle generazioni future e i più grandi negazionisti di questo colossale furto intergenerazionale sono i dirittisti, i pseudo ambientalisti sinistri, gli umanisti progressisti tecnocrescitisti del dirittismo "Più tutto per più tutti!", si pensi, ad esempio alla loro correità nel furto previdenziale intergenerazionale).
    Rispetto alla brutale schiettezza ladresca delle destre, a sinistra c'è una sofisticazione, un'adulterazione moralistica dell'inquinamento concettuale che lo rende molto più pericoloso, non solo lo cela ma lo maschera di patinate e morali intenzioni.

    L'agricoltura, la tecnologia, le energie fossili sono stati propellenti pazzeschi per l'esplosione demografica della specie.
    Il cibo permette alla popolazione di crescere e la popolazione accresciuta richiede più cibo: Jevons in termini demografici.

    Ovviamente la crescita incontrollata, esponenziale, tumorale dei tecnobipedi consumatori consumisti e servizisti, aumenta l'impronta ecologica e la produzione di rifiuti tra cui quelli climalteranti.

    Come discusso più volte da agobit, in sovrappopolazione, la realtà è che pensare che più cibo, più tecnologia, più energia possano risolvere il colossale e drammatico problema che cibo, tecnologia ed energia di massa, per le massa hanno creato è come pensare di curare un diabetico con dosi più frequenti di quantità maggiore di miglior saccarosio.

    In realtà non sarebbe una questione solo di scienza e tecnologia...

    Decisori politici che muovono sulle leve giuste?
    Come osserva Jorgen Randers, ciò è incompatibile con le demagogie democratiche (o democrazie demagogiche) nelle quali la cortocircuitazione tra politicastri e masse che li esprimono e li votano seleziona SEMPRE le peggiori politiche a medio e lungo termine purché comportino benefici (a volte neppure quelli) a breve e brevissimo termine.
    In un certo senso è strutturale alla Gestaltung del filtro passam...

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    1. Seguendo la tua logica (o quella di Randers, che in realtà getta il sasso e poi nasconde la mano perché non spiega esattamente che cosa ci vorrebbe, se non uno 'stato più forte') le dittature e i poteri assoluti invece avrebbero selezionato sempre o spesso o talvolta le persone migliori. Non so se sarebbe utile per la causa della biosfera far resuscitare Alessandro Magno, Luigi XIV, Napoleone, Hitler, Stalin, Pol Pot...
      A questo punto qualcuno tira sempre fuori esempi 'positivi' come la Cina Comunista o la Repubblica Dominicana. Questi regimi hanno effettivamente intrapreso qualche azione positiva, ma né più né meno degli stati liberali hanno agito su di una singola variabile ignorando completamente la logica IPAT. La Cina ha contenuto la popolazione per spostare il disastro altrove, la Repubblica Domenicana ha preservato le foreste diventando in cambio uno dei peggiori inferni di rifiuti tossici del pianeta.
      La concentrazione di potere è anche concentrazione di energia, è vero fin dai primordi della civiltà.
      Le possibili soluzioni possono venire da modelli che tengono conto delle variabili sociali, come HANDY, o analizzando casi particolari come quello del Costa Rica, ad esempio: sarebbe bello capire se i suoi risultati ecologici sono collegati al fatto di non avere una forza armata, ad esempio.

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    2. Attenzione: violare il tabù della sacra intoccabilità del feticcio democrazia (democrazia? Quale democrazia?) osservandone le caratteristiche, positive e negative, non significa che altri sistemi di gestione del potere non abbiano, a loro volte, caratteristiche positive e negative.

      Lo stesso metro di giudizio democratricocentrico che considera dogmaticamente, pregiudizialmente le dittature come il peggio è discutibile.
      Dal punto di vista ecologico come sono state e quali sono gli effetti di una determinata cultura? sostenibilità? reversibilità delle azioni compiute? rapporto tra umano e non umano? Quella cultura che forma di governo e di gestione del potere ha?

      Tempo addietro, un articolo scandalizzato apparso sul Corriere, citava la caccadiavolobelzebù Corea del Nord (a seconda di come gira ai vari potenti di turno, da questa parte i giochi li conduce Lo Stato Canaglia e una volta il belzebù é cuba, una volta l'Iran, una volta la Corea etc. dopo i cattivi Apache, i cattivi giappi, i cattivi comunisti, i cattivi nazi, i russi, i cattivi vietnamiti ora i cattivi sono i coreani settentrionali etc.) riportando, con sdegno, le foto aree dell'Asia orientale, con l'oscurità in quel paese.
      Un paese che ha impatto ecologico decisamente minore, che NON ha inquinamento luminoso notturno e la dissipazione energetica relativa, additato per questo come "retrogrado autarchico dittatorialmentenondemocratico brutto cattivo oscurooscurantista".

      E' ovvio che l'austerità dovuta alla saggia politica di autarchia e di resistenza al consumismo dirittismo sociali liquido capitalistico-liberista della Corea del Nord ha, in questo caso, un grande valore ecologico che risulta, in termini di giudizio antropocentrico ribaltata al negativo.

      Il democraticentrismo (spero che questo orribile temine rende l'idea dello spegnimento dei lumi dell'osservazione, ragione e critica rispetto al feticcio democratico) e l'ecologia non sono solo ortogonali, spesso sono,. come dimostrato dagli scienziati, incompatibili.
      Uno scienziato citato in un video documentario di Nature sui collassi delle culture, basato sul noto lavoro premio Pulitzer e che lavorava con Diamond, riportava che dal punto di vista cognitivo-evolutivo, la specie è incapace, nella stragrande maggioranza, di considerare i rischi e i pericoli che non siano a brevissimo o a breve termine.

      Questo è indipendente dalla forma di gestione del potere.
      In genere la maggioranza delle democrazie e di altre forme di governo (dittature, monarchie, teocrazie, oligarchie etc.) sono sostanzialmente antiecologiche.
      Il fatto che Diamond abbia citato (v. qui) la saggia dittatura ecologista proforestale di Joaquin Balaguer nella Repubblica Dominicana, osservando la sconcertante differenza di risultati in due parti di Hispaniola, con stesso clima, potenziali risorse, simili, stesso vicinato, stesso “linea di partenza” e il degrado catastrofica nella parte Haitiana in cui l'azione ecologica non c'è stata può essere visto anche come segno di una dittatura ecologista così rara da... diventare oggetto di attenzione.
      In realtà lo stesso Diamond cita il Giappone e le leggi draconiane di protezione forestale come altro caso virtuoso (purtroppo poi i giapponesi hanno sostenuto mostruosa insostenibile impronta ecologica depredando risorse nell'asia orientale e sud orientale e delocalizzando il problema).

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    4. La democrazia ne solo una forma di organizzazione del potere, come altre.
      Questo potere, dal punto di vista ecologico, come si valuta? Che scelte comporta?
      Massimo Fini, giustamente, ha sottolineato che la democrazia NON è un valore in sé e a me sembra un grave segno di perdita della ragione doverlo ribadire.
      Igor, tu quando devi utilizzare i mezzi pubblici per spostarti in città, scegli la linea di metrò o di autobus in base alla partenza e destinazione o per la marca del mezzo di trasporto? Oggi prendo la linea 686 perché c'è il Menarini invece che i Mercedes. Ma nessuna persona sensata sceglierebbe in base al tipo di mezzo.
      Una scelta antiecologica, ecocida, democratica è positiva?

      Poi uno si pone la questione di come responsabilizzare masse e suoi eletti e qui si arriva alla dimensione della democrazia e al primo criterio ed ecologia, etico, di giustizia che è la sostenibilità rigidamente locale (diciamo a livello di grandezza delle nostre province) e alle forme di autarchia e separatezza che ciò comporta in cui ogni comunità sia responsabilizzata sulla propria pelle dalle scelte che compie, senza scaricarne le peggiori conseguenze all'esterno.

      . Ma qui siamo alla follia sìglobal democraticamente demagogica dell'ultra mercantile.
      Tanto per dire come la specie crede di risolvere problemi nel modo esattamente opposto a quello che dovrebbe avvenire, con maggiori dosi di problema.

      La concentrazione di potere...
      Dal punto di vista ecologico il grosso degrado e il biocidio ecocidio dell'antropocene hanno avuto il picco proprio con la distribuzione di energia e tecnologia alle masse garantito dalle energie fossili.
      Semplicemente la massa degli homo, peraltro esplosa esponenzialmente, non ha alcuna coscienza dell'effetto delle proprie azioni di massa compulsive “consumo risorse – dissipo energia – utilizzo tecnologia – mi riproduco conigliescamente come se gli antibiotici non esistessero”.
      Lo zeropuntozerozerozerozero per mille, alcune migliaia di teraliardari o centinaia di migliaia di miliardari anche impegnandosi da mattina a sera non riuscirebbero a dissipare che una piccola parte dell'energia/risorse utilizzata dai 7.3 miliardi degli homo. Il grosso dell'impronta ecologica non sta nella vertice della piramide, ma nella sua parte restante e ciò è, a mio avviso, un pattern comune quanto trascurato. Non è il vertice del ghiaccione (iceberg) a definirne massa, comportamento, rotta, etc.
      Per quanto luculliani, a base di ostriche, caviale e Ca' del Bosco, un teraliardario non potrà mai avere le necessità di cibo, ospedali, etc. di dieci o venti milioni di non teraliardari.

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    5. Ho eliminato una copia del commento qui supra pubblicato erroneamente due volte.

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  5. "Non risolveremo mai il problema della fame (nel mondo) se non riusciamo a stabilizzare la popolazione umana" & "non risolveremo mai il problema del cambiamento climatico se non riusciamo a stabilizzare la concentrazione di gas serra nell'atmosfera"

    Frasi da tradurre in tutte le principali lingue mondiali e da incidere nel marmo!
    Frasi dall'evidenza (logica ed empirica) solare, paradossalmente forse proprio x questo motivo spec.te la prima terribilmente difficili da trasformare in conoscenza diffusa/accettata/messa in pratica...

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    1. C'è solo un problema, ma non lo dire a nessuno!...
      Anche se stabilizzassimo la popolazione mondiale, e anzi, anche se la portassimo a una graduale riduzione;
      il crollo della produzione dei combustibili fossili sarà più rapido!
      quindi?...
      Questa non può considerarsi una soluzione, ma solo un punto di partenza!

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    2. In gergo "matematico-scientifico" possiamo dire che la stabilizzazione della popolazione costituisce una condizione NECESSARIA sebbene NON SUFFICIENTE per la soluzione del problema 'fame nel mondo'...

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  6. bisogna introdurre un "population cap" per nazione.

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  7. ...Non riesco a capire come non sia evidente ormai che l'individuo non può più essere norma e perno delle società ; l'interesse dei molti è prevalente su quello dei pochi, parafrasando il vulcaniano Spock e facendo il verso al panmixismo che si voleva intravedere nella star trek degli anni 60 in un post qui recente...L'interesse dei molti chiaramente è di un paio di miliarducci al massimo, non ugualmente distribuiti

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  8. Complimenti professore.

    Articolo molto bello e convincente.
    Conciso, chiaro e importante.

    Gianni Tiziano

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