Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


venerdì 20 marzo 2015

La cultura del danno massimo

Da “Films For Action”. Traduzione di MR (h/t Ellen Bermann)



Di Daniel Quinn / ishmael.org

Questo è un estratto da Oltre la Civiltà, pagine 109-118. Potete leggere di più qui o potete cercare nella vostra libreria locale e comprarne una copia.


I popoli hanno vissuto in molti modi diversi su questo pianeta, ma circa 10.000 anni fa ne è apparso uno che credeva che tutti nel mondo dovessero vivere in un solo modo – il loro modo, che consideravano il solo modo “giusto”. Dopo 10.000 anni di duro lavoro, questo unico popolo che ho chiamato i “Prenditori (Takers)”, hanno conquistato ogni continente sul pianeta e dominato completamente il mondo. Durante la loro conquista, i Prenditori hanno invaso, inghiottito, sfollato o eliminato qualsiasi altra cultura e civiltà, nel loro cammino. Una volta distrutte le civiltà del Nuovo Mondo, rimaneva solo una civiltà nel mondo – quella dei Prenditori: la nostra. Da quel punto in avanti, civiltà è stata sinonimo di nostra civiltà.



Al momento, gli Stati Uniti rappresentano il punto di massima opulenza che la nostra civiltà abbia raggiunto. Non c'è luogo al mondo in cui la gente ha di più, usa di più o spreca di più che negli Stati Uniti. Anche se altre nazioni non hanno ancora raggiunto questo punto, anelano a raggiungerlo. Non hanno altro obbiettivo. C'è solo un modo giusto per vivere e il popolo degli Stati Uniti lo incarna. Tutti nel mondo dovrebbero avere una casa, una macchina, un computer, un televisore, un telefono e così via – almeno uno di ognuno, possibilmente diversi. Questa la chiamo “la cultura del danno massimo”, una cultura in cui tutti i membri si dedicano al raggiungimento del punto massimo di opulenza (e ad aumentare all'infinito il punto di massima opulenza).

Ma come possiamo contenere la loro espansione?

Mi hanno chiesto, “Se non distruggiamo del tuttola cultura del Prenditore, non succederà che questo tornerà a e comincerà ad espandersi di nuovo?” Il Medio Evo è potuto rimanere l'Era della Fede soltanto finché la mitologia cristiana ha dominato la mente delle persone, dai servi della gleba ai re. Dopo che quella mitologia è stata avvilita e superata durante il Rinascimento, era inconcepibile che una tale Era della Fede potesse tornare. Mai più una intera civiltà abbraccerà la visione che ha dominato il Medio Evo. La stessa cosa vale per la mitologia del Prenditore. Una volta che è stato messo a nudo per ciò che è – un insieme di illusioni velenose – non sarà più in grado di esercitare il potere che ha esercitato su di noi negli ultimi 10.000 anni. Chi, sapendo che non c'è un solo modo giusto di vivere, afferrerà la spada per diffondere la visione del Prenditore? Chi, sapendo che la civiltà non è l'ultima invenzione dell'umanità, difenderà la gerarchia come se fosse l'istituzione più sacra dell'umanità? Ma gli ultimi faraoni, nella loro folle ira, non punteranno il loro arsenale nucleare su di noi? Forse lo farebbero se potessero, ma dove ci troveranno se non a vivere proprio di fianco a loro nelle loro città? Vedendo il potere scivolargli via di mano, il presidente/presidentessa bombarderà Washington D.C. per distruggere i popoli tribali che ci vivono? Il governatore di New York bombarderà Manhattan?

Qualcosa di meglio in cui sperare

Siccome tutti e sei i miliardi (il libro è del 1999, ndt) di membri della cultura del danno massimo si stanno sforzando per massimizzare la loro opulenza, non dovremmo essere allarmati soltanto da quel 1% che vive come signore dell'universo. Dobbiamo essere ugualmente allarmati per l'altro 99% che spera di vivere come signore dell'universo. Probabilmente non saranno le pop star miliardarie, gli eroi dello sport e quelli che fanno affari che ci guideranno fuori dalla prigione che dividiamo con loro. E' il resto di noi che deve trovare la via d'uscita, che deve scoprire qualcosa di meglio da sperare di abitare una cella foderata di zibellino vicino a Barbra Streisand, Michael Jordan o Donald Trump. Il mondo può sostenere qualche milione di faraoni, ma non può sostenere 6 miliardi di faraoni.

Qualcosa di meglio in cui sperare...” Per caso si tratta di un riferimento a ciò che ho chiamato “un'altra storia in cui trovarsi” in Ishmael? E' ciò che intendevo quando ho detto che “le persone hanno bisogno di una visione del mondo e di sé stesse che le ispiri”? E' ciò che intendevo quando ho detto su La Storia di B che “Se il mondo viene salvato, sarà salvato perché le persone che ci vivono hanno una nuova visione”? Certo che è così.

Un obbiettivo intermedio: meno dannoso

Se per caso non fosse evidente, sto ancora lavorando sulla domanda del mio studente: “In che modo allontanarci dalla civiltà ci aiuta a vivere in modo innocuo come gli squali, le tarantole e i serpenti a sonagli?” Qualsiasi passo oltre la civiltà rappresenta un passo di allontanamento dalla cultura del danno massimo e pertanto riduce la vostra dannosità. Saltare oltre il muro della prigione non vi renderà istantaneamente innocui come uno squalo, una tarantola o un serpente a sonagli, ma mi farà fare istantaneamente un passo in quella direzione. Guardatela in questo modo: nessun passo oltre la civiltà andrà sempre a finire in maggiore danno. Se volete fare danno, vi dovete attenere alla civiltà. E' solo all'interno di quel contesto che potete casualmente far saltare una barriera corallina con la dinamite solo perché vi crea un inconveniente. Andare oltre la civiltà limita automaticamente il vostro accesso agli strumenti necessari per far danno. La gente del Circo Flora non costruirà mai un bombardiere Stealth e non aprirà un'acciaieria – non solo perché non vorrebbero , ma perché anche se volessero, non avrebbero accesso agli strumenti. Per riconquistare l'accesso agli strumenti, dovrebbero lasciare il circo e trovare altri luoghi per sé stessi all'interno della cultura del danno massimo.

Ma è sufficientemente “meno dannoso”?

Anche se è un inizio buono e necessario, essere meno dannosi non è abbastanza. Siamo nel bel mezzo di una corsa al cibo che è più mortale di quanto fossero le armi della Guerra Fredda, per noi e per il mondo intorno a noi. E' una corsa fra produzione di cibo e crescita della popolazione. I seguaci di oggi dell'economista inglese Thomas Malthus (1766-1834), come quelli del passato, vedono la produzione di cibo sufficiente per nutrire la nostra popolazione come una “vittoria”, proprio come i Guerrieri Freddi americani vedevano la produzione di armi sufficienti per distruggere l'Unione Sovietica come una “vittoria”. Non vedono che, proprio come ogni “vittoria” americana stimolava una “vittoria” sovietica in risposta, ogni “vittoria” nella produzione di cibo stimola una “vittoria” nella crescita della popolazione.

Ora la nostra corsa al cibo sta rapidamente trasformando la biomassa del nostro pianeta in biomassa umana. Questo è quello che accade quando disboschiamo un pezzo di terra selvaggio e ci piantiamo colture umane. Quella tera stava sostenendo una biomassa che comprende migliaia di specie e decine di milioni di individui. Ora tutta la produttività di quella terra viene trasformata in massa umana, letteralmente in carne umana. Ogni giorno in tutto il mondo la diversità sta scomparendo man mano che sempre di più della biomassa del pianeta viene trasformata in massa umana. E' questa la corsa al cibo. E' esattamente questa la corsa al cibo: ogni anno trasformare più della biomassa del nostro pianeta in massa umana.

Mettere fine alla corsa al cibo

La corsa agli armamenti si poteva fermare solo in due modi, o con una catastrofe nucleare o con l'uscita dei partecipanti da essa. Fortunatamente, è avvenuta la seconda. I sovietici si sono ritirati e non c'è stata alcuna catastrofe. La corsa fra cibo e popolazione è la stessa cosa. Può terminare in catastrofe, quando troppa della biomassa del pianeta è collegata agli esseri umani e sistemi ecologici fondamentali collassano, ma non deve finire in quel modo. Può finire nel modo in cui è finita la corsa agli armamenti, semplicemente con la gente che se ne allontana. Possiamo dire, “Ora capiamo che non ci può essere un trionfo finale del cibo e della popolazione. Questo perché ad ogni vittoria ottenuta da parte del cibo risponde una vittoria da parte della popolazione. Dev'essere così, è sempre stato così e possiamo capire che non smetterà mai di essere così”.

Ma non succederà a causa di queste poche parole – nemmeno delle migliaia che ho dedicato a questo negli altri miei libri e discorsi. Questo tema attacca la nostra mitologia culturale al livello più profondo – un livello di gran lunga più profondo di quanto immaginassi quando ho pensato che potesse essere gestito con poche pagine su Ishmael. E' il Minotauro che mangia l'uomo al centro del labirinto della nostra cultura... ben oltre lo scopo della presente spedizione.

100 anni oltre la civiltà

Ci saranno ancora persone viventi qui fra 100 anni – se cominciamo a vivere in un nuovo modo, presto. Ma come ci arriviamo e come sarà? Gli utopisti non riescono a mollare l'idea che subentrerà gente più dolce, gentile e amorevole. Io preferisco guardare ciò che ha funzionato per milioni di anni per le persone come sono. La santità non è richiesta. Per proiettare nel futuro: man mano che le persone cominciano ad andare oltre il muro nei primi decenni del nuovo millennio, i nostri guardiani sociali sono i primi ad allarmarsi, vedendo la cosa come foriera della fine della civiltà come la conosciamo. Cercano di alzare il muro con filo spinato sociale ed economico ma si rendono conto presto della sua futilità. Le persone continueranno a trascinare pietre se sono convinte che non ci sia un altro modo di fare, ma una volta che si apre un altro modo, niente li può fermare dalla defezione. Inizialmente i disertori deriveranno il loro sostentamento dai costruttori di piramidi, proprio come fanno i circhi oggi. Col passare del tempo, tuttavia, cominciano ad essere meno dipendenti dai costruttori di piramidi. Interagiscono sempre di più fra loro, costruendo la loro economia intertribale. Dopo cento anni la civiltà esisterà ancora a metà della sua dimensione attuale. Metà della popolazione mondiale appartiene ancora alla cultura del danno massimo, ma l'altra metà, vivendo in modo tribale, si gode uno stile di vita più modesto, diretto più ad ottenere ciò che le persone vogliono (contrariamente al semplice ottenere di più).

200 anni oltre la civiltà

Gradualmente, l'equilibrio di potere economico passa dalla “civiltà” (da questo momento sempre appesantita dalle virgolette) e “oltre la civiltà” che la circonda. Sempre più persone vedono che possono barattare una gran quantità di cose che non vogliono profondamente (potere, status sociale e i suoi presunti vantaggi, amenità e lussi) per cose che vogliono davvero profondamente (sicurezza, un lavoro che ha senso, più tempo libero ed equità sociale – tutti prodotti dello stile di vita tribale). “L'economia”, non più legata ad un mercato in continua espansione, è diventata una questione sempre più locale, man mano che le imprese nazionali e multinazionali perdono gradualmente la loro ragione di essere.  Dopo 200 anni, la cosa che chiamiamo civiltà è alle spalle e sembra curiosamente obsoleta come la teocrazia di Oliver Cromwell. Le città ci sono ancora – dove dovrebbero andare? - così come le arti, le scienze e la tecnologia, ma non sono più strumenti e incarnazioni della cultura del danno massimo. Non mi abbandono a queste speculazioni per far valere i poteri della profezia. Li butto nell'acqua per mostrarvi a quale parte dello stagno sto puntando... e vi faccio seguire le onde fino alla spiaggia del presente.

Ma dove si trova esattamente l'”oltre”?

Nello scenario utopico paradigmatico, si mettono insieme gli amici, ci si attrezza con strumenti agricoli e si trova un angolo di paradiso selvaggio verso il quale fuggire ed allontanarsi da tutto. L'apparente attrazione di questa vecchia fantasia stanca è che non richiede alcuna immaginazione (essendo già bella e pronta), può essere messa in pratica quasi da tutti con i dovuti finanziamenti e a volte funziona davvero per più di qualche mese. Sostenerla come soluzione generale per sei miliardi di persone stabilirebbe il record assoluto di inanità. La civiltà non è un territorio geografico, è un territorio sociale ed economico dove i faraoni regnano e le piramidi vengono costruite dalle masse. Analogamente, oltre la civiltà non è un territorio geografico, è un territorio sociale ed economico dove le persone in tribù aperte perseguono obbiettivi che potrebbero essere o meno riconosciuti come “civilizzati”. Non si deve “andare da qualche parte” per andare oltre la civiltà. Devi condurre la tua vita in modo diverso.

Daniel Quinn è famoso come autore di Ishmael, usato nelle classi dalle scuole medie alle superiori in tutto il mondo. Altri lavori comprendono La Storia di B, Il mio Ishmael, Oltre la Civiltà, Dopo Dachau, Il Sacro, I Racconti di Adamo e Se ti danno un quaderno a righe, scrivi di traverso.











4 commenti:

  1. OT :

    Stasera su RAI3 ore 21:30,
    il programma "Scala Mercalli" quarta puntata (di sei), stato di salute del pianeta Terra.
    Si parlerà di :
    .- dissesto idrogeologico
    .- eventi meteorologici estremi
    .- istruzioni di protezione civile per tutti
    .- cementificazione dei nostri suoli

    www.scalamercalli.rai.it

    Gianni Tiziano

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  2. Non si deve “andare da qualche parte” per andare oltre la civiltà. Devi condurre la tua vita in modo diverso.


    Bella chiusa; altrimenti detto: devi cambiare il tuo atteggiamento mentale nei confronti della vita.
    Ma per poterlo fare però qualcuno ti dovrebbe insegnare quale sia la vera finalità della vita perchè da soli palesemente non ci arriviamo a capirlo.
    Ma proprio perchè da soli non capiamo dovremmo inizialmente prestar fede a ciò che altri ci dirà come fare.
    Ma se questo altri é un fanatico ed un illuso creerà solo altri guai magari peggiori.

    Uffa ma come é difficile per una specie diventare adulta cioè finalmente padrona dei propri atti perchè ne comprende le conseguenze.

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    1. Io ho fede che lo diventeremo ci costerà fatica (dolore) ma lo diventeremo .. del resto nessun risultato si ottiene senza fatica.

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    2. E per la strada potremmo scivolare dal ciglio e cadere nel burrone, per sempre. Sono i rischi del "mestiere".

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