Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


sabato 28 marzo 2015

Le cause profonde dei cambiamenti nei sistemi complessi

Dalla pagina FB di Bodhi Paul Chefurka. Traduzione di MR

In un post recente ho detto che la trappola nascosta della ricerca delle cause radicali dei cambiamenti nei sistemi complessi è che tendenzialmente non ce n'è nessuna. Al posto delle cause radicali di solito troviamo una matassa ingarbugliata di anelli di retroazione. La credenza di aver trovato le cause è semplicemente una credenza ed una credenza fragile. Di solito basta una ricerca molto breve con una mente aperta per scoprire altri fattori che contribuiscono. L'investigazione finisce per rimettere in discussione quanto “profonda” possa davvero essere qualsiasi causa.

Ho compreso questa trappola nell'ultimo anno durante le mie investigazioni della scienza dei sistemi complessi e della cibernetica. Il soddisfacente senso di vendetta nella scoperta di una causa profonda “Be', guarda, ECCO il tuo problema!”) si dissolve in una poltiglia man mano che le cause si rivelano essere anche degli effetti. La causa profonda candidata si rivela necessaria ma non sufficiente o mentre potrebbe essere esplicativa in alcune aree fallisce completamente nel fornire una lettura in altre.

Questa intuizione della possibile invalidità del “concetto di causa profonda” mi ha spinto a tornare sulle mie posizioni (tutte opportunamente registrate nel mio sito web) e a cominciare a scaricare in mare cause radicali come sacchi di patate andate a male. Le cause radicali candidate che ho scaricato nell'ultimo anno sono:

» Sovrappopolazione;
» Agricoltura;
» Combustibili Fossili;
» Tecnologia;
» Soldi;
» Urbanizzazione;
» Comportamento sociale;
» Capitalismo;
» Imperialismo;
» Comportamenti umani come visione a breve termine, avarizia, biasimo, competizione e politica; persino
» Termodinamica del non equilibrio

Ora, tutti questi fattori ovviamente giocano un ruolo nel Grande Casino Globale. La mia affermazione è che non possiamo indicare nessuno di questi e dire “Be', guarda, ECCO il tuo problema!”.

Sto per ripudiare ancora un'altra credenza che è stata alla base di gran parte del mio pensiero per gli ultimi sei anni. La credenza è l'idea che un qualche peculiare “senso della separazione” umano sia ciò che ci permette di vedere l'universo come un semplice sacco di risorse da usare a nostro piacimento per soddisfare i nostri bisogni percepiti. Ho scritto per la prima volta di questa credenza alla fine del 2008, nel saggio “Separazione, Risveglio e Rivoluzione”.

Mi sono gradualmente reso conto che di fatto TUTTI gli animali senzienti vedono l'universo in questo modo – o esplicitamente come fra i mammiferi come i coyote o gli esseri umani, o implicitamente come nel caso di insetti, serpenti o molluschi. La percezione del mondo come una serie di risorse esterne è alla base della rete alimentare in generale e del rapporto predatore-preda in particolare. Essere in grado di vedere “l'altro” come cibo per sé stessi rende possibile il comportamento “prendi ciò di cui hai bisogno” che è universale per gli organismi viventi.

L'Homo Sapiens si comporta esattamente come ogni altro animale in questo senso, ma con due aggiunte cruciali: la nostra capacità di formare pensieri complessi ed astratti e le nostre capacità di risoluzione dei problemi esageratamente buone.

La nostra natura animale fondamentale (insieme ai vari principi che governano la crescita, l'acquisizione e la competizione per le risorse) stabiliscono le direttive del nostro comportamento generale. La nostra capacità tipicamente umana di risolvere i problemi attraverso la logica e l'astrazione ci trasforma quindi negli esecutori mangia-mondo di quelle direttive.

Una capacità che da un'enorme spinta alla nostra impresa di consumare il mondo è la nostra abilità di reinquadrare i nostri “desideri” come “bisogni”, dandoci così una giustificazione conveniente per la loro soddisfazione. L'abilità di ingannarci in questo modo sembra essere ancora un altro risultato della nostra abilità di creare astrazioni – stavolta dai concetti di “desiderio” e “bisogno”. L'astrazione ci aiuta a combinare le due cose mentre le analizziamo usando processi cognitivi di alto livello.

Sospetto che questo fondamento comportamentale sia piuttosto indipendente da fattori culturali. Diverse culture potrebbero avere modi molto diversi di eseguire le direttive di base, i programmi culturali che sono pesantemente influenzati dallo loro situazione locale particolare nel tempo e nello spazio. Tuttavia secondo me diverse culture NON eseguono diverse direttive di base – il programma fondamentale è coerente in tutti gli organismi (noi compresi), come espresso dalle loro interazioni coi loro ambienti locali.

Di fronte a questo, non c'è alcun bisogno di coinvolgere o dare la colpa alla cognizione, alla consapevolezza di sé o alla coscienza per lo scatenarsi del nostro processo di crescita collettiva. La consapevolezza di sé naturalmente gioca un ruolo nella nostra capacità di applicare l'astrazione e la logica alle nostre attività di risoluzione dei problemi. Ma finora non ho visto nessuna prova convincente del fatto che il sistema ha bisogno di noi per essere consapevole di sé per funzionare come funziona. E' probabilmente per questo il perché gli esseri umani possono far funzionare una civiltà con così poche prove di introspezione, obbiettività o consapevolezza di sé.

Come gli altri candidati che ho elencato sopra, la consapevolezza di sé probabilmente non è una causa profonda del “singhiozzo del mondo” - per la semplice ragione che non ce n'è una.


4 commenti:

  1. Una delle poche volte che capisco (quasi) tutto e condivido tutto quello che ho capito. Non siamo diversi dagli altri animali come fini. Le nostre maggiori capacità aumentano l'impatto. Abbiamo scarso controllo dei sistemi (ma dobbiamo provarci). Siamo Lemmings ma non possiamo accedere a spazi ulteriori. Sarà stato, alla fine, un bell'esperimento evolutivo. Auguri ;-)

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  2. Eccellente sintesi che condivido sostanzialmente. In altri termini si potrebbe dire: "ECCO qual'è il problema: Abbiamo maturato un fato avverso". Ma sarebbe scorretto in quanto un Fato avverso non è un problema (che presuppone delle possibili soluzioni), ma semplicemente un dato di fatto cui adattarsi.

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  3. Condivido, ma dove ci lascia? E se ci lascia più o meno allo stresso punto di prima, a che serve? Non che tutte le idee e le analisi debbano servire a qualche cosa. Ma comunque mi sento già un po' meglio perché c'è qualqun'altro che la pensa grosso modo come me. O forse farei meglio a preoccuparmi? Anche tutti gli altri animali si preoccupano? E forse domani avrò anche qualcosa di meglio e di più serio da dire....

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  4. I buddisti conoscono bene la questione da 2500 anni.

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