Benvenuti nell'era dei ritorni decrescenti


lunedì 30 marzo 2015

Persefone e Thanatos: la morte nell'era post-picco

di Jacopo Simonetta

Pochi giorni fa, scorrendo un notiziario, sono stato colpito da questa frase:

“L’86 per cento dei decessi è provocato da malattie croniche, che colpiscono più dell’80 per cento delle persone oltre i 65 anni. Una vera piaga, che costa alla sanità 700 miliardi di euro all'anno” (cioè poco meno dell’80% del budget sanitario UE ).

A me non manca molto alla fatidica soglia dei 65 anni, ma ricordo bene che, quando ero bambino, lo stesso concetto sarebbe stato espresso nei seguenti termini: "l’86% delle persone muore di vecchiaia; siamo una comunità pacifica e prospera.”

In fondo, contrarre una malattia cronica a 65 anni, in mancanza di cure adeguate, significa morire intorno ai 70.   Grosso modo l’età a cui sono defunti  la stragrande maggioranza dei nostri antenati che non lo hanno fatto prima. Non per nulla Dante stesso definisce “il mezzo del cammin di nostra vita” i suoi 35 anni.

Che cosa è cambiato di così radicale in così poco tempo?    Non la paura della Morte, ché c’è sempre stata.   La mia ipotesi è che sia cambiato molto profondamente il nostro atteggiamento verso il limiti che le leggi della natura (od il volere divino che dir si voglia) ci impongono.   La morte essendo il supremo fra questi limiti.

Chi sostiene che l’Uomo (astrazione collettiva di noi stessi) abbia sempre cercato di superare i suoi limiti ha probabilmente ragione, ma solo in parte.   Da un lato, effettivamente, la storia ci insegna che le società umane hanno sempre tentato, con maggiore o minore successo, di crescere  superando i limiti ecologici imposti dal loro ambiente.    Le armi, l’agricoltura, le costruzioni, il disboscamento, la medicina e la magia sono solo alcuni fra gli innumerevoli esempi possibili.

Tuttavia, è anche vero che tutte le culture, meno la nostra, hanno sempre posto l’accento sul fatto che l’uomo saggio è colui che conosce e rispetta i limiti.   La morale popolare, non meno delle scuole filosofiche, incoraggiava la gente ad accettare il mondo com'è.   Il cercare di soverchiare le forze che si oppongono ai nostri desideri era visto come un fatto quanto meno imprudente, se non decisamente riprovevole; finanche blasfemo.  

Chi si ribella al volere Divino,  di solito viene duramente punito.

L’idea che, al contrario, sia eroico infrangere i ceppi imposti da tanto vecchiume intellettuale, asservendo all'Uomo le leggi stesse della natura è, credo, un concetto presente sotto traccia fin dall'antichità, ma diventato dominante solo con l’Illuminismo.   E solo nel corso del XX secolo ha guadagnato le masse popolari, almeno in occidente.  

Penso che la ragione di questa radicale trasformazione sia, in gran parte, connessa con quella che potremmo chiamare la “rivoluzione petrolifera” che, per quasi un centinaio d’anni, ci ha permesso di infrangere quasi tutti i limiti che la storia ci aveva insegnato a considerare invalicabili.    Per fare un solo esempio, abbiamo potuto volare e ben più in alto degli uccelli, fin sulla Luna.  Ed abbiamo potuto curare la maggior parte delle malattie ereditate dal nostro passato.   Certo, nel frattempo ne abbiamo create di nuove, ma comunque l’industria sanitaria globale è in grado di assicurarci oggi 10 anni buoni di vita in più rispetto ai nostri bisnonni.

Naturalmente a patto di poter disporre di cure adeguate che, per l’appunto, hanno un prezzo di circa 700 miliardi di euro l’anno.   Pari a circa 1400 euro l’anno a cittadino europeo, bambini compresi.   Chi potrebbe dire di no?
Ma si tratta solo della classica “punta dell’iceberg”.   In ogni aspetto della nostra vita attuale, gli anziani gravano sulle spalle dei giovani in un’infinità di modi.    Dalla competizione per il lavoro, al fatto che i giovani devono oggi versare circa 1/3 dei loro proventi per pagare, a persone che nella vita hanno guadagnato molto più di loro, delle pensioni che loro avranno mai.   O che, nella migliore delle ipotesi, avranno molto più tardi e molto più misere.

L’allungamento della aspettativa media di vita è senz'altro la più popolare delle conquiste della modernità e quella a cui siamo meno disposti a rinunciare.   Possiamo tollerare tagli drastici a qualunque aspetto della nostra vita: dall'occupazione agli stipendi, dalla difesa alla tutela dell’ambiente in cui viviamo; ma non ai servizi sanitari.   E ciò malgrado gli ultimi anni dei malati cronici non siano certamente “rose e fiori”; anzi somiglino spesso ad un autentico calvario, sia per i malati che per le loro famiglie.

Certamente abbandonare i vecchi nella sofferenza sarebbe infame.   Ma è giusto che chi si è mangiato la mela dei migliori 50 anni dell’intera storia dell’umanità si mangi adesso anche il torsolo?   E' possibile e legittimo cercare un compromesso fra questi due estremi?   Chi deve decidere quando è il momento di “staccare la spina”?

Questioni estremamente delicate che hanno a che fare con il nebuloso confine fra cura ed accanimento terapeutico, fra sostegno al trapasso ed eliminazione; e molto altro ancora.

Non mi sentirei di dare un giudizio etico di questo genere, ma di sicuro, una società che intende sopravvivere non destina ai vecchi più risorse di quelle che destina ai giovani.   Non lo hanno mai fatto le società che sono sopravvissute a lungo.

E questo ci riporta al nostro rapporto con i limiti in generale e con la Morte in particolare.

La Morte è un fatto estremamente semplice, ma un concetto estremamente complesso che, nelle culture politeiste, si riverbera sull'esistenza di una nutrita schiera di divinità connesse con questo semplice evento.   Qui vorrei ricordarne solo due, fra le tante: Thanatos e Persefone.

Thanatos impersona la Morte come annientamento dell’individuo che, semplicemente, cessa di esistere.   Un aspetto certamente reale della Morte e l’unico che interessi noi oggi.
Persefone rappresenta invece la Morte nel suo aspetto soccorrevole e consolatorio.   E’ colei che sottrae i malati, i vecchi ed i feriti al dolore ed alla paura, per dar loro pace e riposo.   Un aspetto non meno reale del primo, ma che noi abbiamo dimenticato.  

Un fatto singolare questo, giacché fra la civiltà classica e la civiltà illuminista ci sono oltre 1.000 anni di civiltà cristiana.    Apparentemente, la fede in una vita eterna dopo la morte del corpo avrebbe dovuto sviluppare un buon rapporto con la Morte, mentre è proprio alla fantasia medioevale che dobbiamo l’immagine attuale dello scheletro con la falce.    A dire il vero, in molte rappresentazioni di età feudale, non mancava una vena di ironia o di polemica sociale; ma forse per effetto della Peste Nera, la “danza macabra” è diventar sempre più macabra, fino a raggiungere l’apoteosi della tetraggine ossessiva del XVII secolo.

Forse, ma è un’ipotesi personale, un simile sviluppo è dipeso dal fatto che la paura dell’inferno ha prevalso sulla speranza nel Paradiso.

Comunque sia, per noi oggi la Morte è annientamento e nessuno è disposto a subirla senza combattere.   Anche per i parenti e gli amici, lasciar morire qualcuno è spesso avvertito come un tradimento.  

Una cosa che ci tocca molto profondamente, eppure ancora oltre questo livello ce n’è un altro, che tocca direttamente l’archetipo su cui si fonda la nostra, attuale, visione del mondo: il Progresso.  

Per oltre un secolo abbiamo faticosamente guadagnato anni di vita.   Da quando siamo nati, abbiamo vissuto nella certezza che il progresso avrebbe ricacciato lo spettro della morte sempre più lontano nel tempo.     Possiamo ora comprendere che morire ad un’età ragionevole è la miglior cosa che possiamo fare per aiutare il nostro prossimo?    Tornare ad accettare  il limite supremo rischierebbe di spalancare la porta all'accettazione di tutti gli altri limiti che abbiamo tanto orgogliosamente infranto e questo significherebbe rinunciare a tutto ciò in cui abbiamo creduto e crediamo.   Non lo faremo.

Una ventina d’anni fa battevo le scuole e le riunioni dicendo che ridurre i consumi  non era una scelta, perché si sarebbero ridotti comunque.   La scelta, sostenevo, era tra ridurli subito diventando più furbi, oppure aspettare che si riducessero da soli, diventando più poveri.    Abbiamo scelto la seconda opzione e stiamo cominciando a vedere quali ne siano le conseguenze.

Con l’accorciamento della vita media è un poco la stessa storia.    Possiamo scegliere se farlo oggi che siamo ancora in grado di alleviare le sofferenze e facilitare il trapasso, oppure aspettare che accada come conseguenza di un tracollo economico.    In altri termini, non possiamo evitare di morire, ma possiamo scegliere fra Persefone e Thanatos.    L’accettazione ci porta in grembo alla prima, l’ostinazione ci consegna al secondo.  

Vorrei qui concludere con tre citazioni: una di un filosofo antico, una di un sapiente moderno, una di un vecchio minatore francese:

“La morte, il più atroce di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la Morte non c'è, quando c'è Lei non ci siamo noi.”
Epicuro

“La morte è l’artificio tramite il quale si tramanda la Vita”
Johann Wolfgang von Goethe

“Mah, io credo che bisogna anche andarsene, se vogliamo lasciare qualcosa agli altri.”
Le père Fargeix


30 commenti:

  1. Io sono un ex medico degli animali e mia moglie é un medico. Lo anticipo per dire che non ho un buon rapporto con la morte. Ci disprezziamo per ora, in seguoto si vedrà, forse arriveremo a più miti consigli. Trovo giusto in generale ciò che dici ma é la modulazione delle conseguenze ad essere implementabile con difficoltà. Anzitutto esistono diversi gradi di disabilità da patologie legate alla terza età: una "crosta" (mi si perdoni l'immagine ma rende l'idea) mantenuta in vita per anni dopo un ictus devastante non é la stessa cosa di un politrattato con patologia cardiaca di grado lieve/medio. Poi sono convinto che dovremo ripensare l'allocazione delle risorse, perchè immagino che nessuno penserà di lasciare andare un ventenne solo perché il tristo/la sfiga lo hanno indicato ma il cut-off di età o il punteggio sintetico per valutare la non necessità di intervento di quest'ultimo si presta a difficoltà interpretative, strumentalizzazioni e, vista la pregnanza assoluta della cosa, a forzature legata al potete economico di chi puó disporne. Ricordiamo che uno stile di vita sano (mangiare con temperanza, fare una moderata attivita fisica, non fumare, etc) vale mediamente DI PIÙ dell'allungamento della vita regalato dai farmaci. Siccome non si puó pensare di cambiare la testa delle persone si dovrà forse un giorno legare la prescrizione di farmaci per patologia cronica (i più costosi visto il lungo periodo di utilizzo) al perseguimento di detti atteggiamenti o utilizzarli solo in seconda istanza dopo l'attivazione dei comportamenti adeguati. Anche in questo caso peró la questione non sarà di faile valutazione/attuazione e somiglierà ad una perdita di democrazia. Saluti.

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    1. Lo dico da tempo: chi fuma, beve, ... Non dovrebbe aver diritto a cure gratis!
      Ma questo non basta! Dobbiamo investire sui giovani!!
      Mi ricorda la moda dell'università per la terza età... Quando spesso non se la possono permettere i giovani.

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    2. Chi tromba tre volte alla settimana, chi mangia dolci , ah lo zucchero, chi non mangia verdura , chi usa i cellulare piu' di due volte al giorno, chi russa ......ma chi decide cosa? Sindrome di Dio .
      Mah
      g

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    3. l'università per la terza età non la considero una moda,ma una bellissima iniziativa,dove tra l'altro insegnano spesso giovani; perchè gli anziani non dovrebbero mantenersi attivi mentalmente? le persone che hanno lavorato,lottato tutta la vita,hanno diritto ad avere una vecchiaia migliore possibile,aboliamo i privilegi ingiusti,questo sì.Claudia Vicinelli

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    4. Avevo gia' da tempo capito che la categoria dei medici, per vocazione, e' per principio la piu' avversa alla morte, in effetti sembra far parte del loro carattere lottare fino alla fine.
      Purtroppo, pare che quando la fine inevitabilmente arriva e ci si deve arrendere, i medici, non so se per qualche forma di protezione psicologica, si distaccano dal malato. Come se fosse qualcosa di alieno a loro. Spero che non sia cosi, ma in un libro che ho letto tempo fa "Come moriamo.Riflessioni sull'ultimo capitolo della vita" di Sherwin Nuland sembra sia proprio cosi'.

      Eppure ormai dovrebbe essere giunto all'orecchio, sommessamente, questa marea montante di testimonianze, che potrete trovare qui

      www.nderf.org

      Che getta una luce radicalmente nuova sulla nostra morte.

      Quali che siano le conclusioni che ciascuno si voglia dare sull'argomento, suggerisco di non dismettere questa massa di testimonianze.

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    5. Parla un ex fumatore, 25 anni di salute buttati. Fortunatamente, al momento non riscontro gravi conseguenze per la mia salute (ho smesso l'8 marzo 2008, 8 anni fa). Forse è vero che è brutto decidere chi deve avere diritto alle cure mediche e chi no, sulla base dei propri comportamenti. Però le persone dovrebbero essere martellate giorno e notte sulle conseguenze, anche economiche, dei propri comportamenti. Il disagio diffuso impera sempre di più e per tenergli testa (per ricacciarlo giù) si ricorre sempre di più a comportamenti di dipendenza compulsiva. E' una retroazione del sistema sociale importante che non può essere attribuita ai singoli (se non in casi estremi). Alcune di queste dipendenze hanno conseguenze economiche maggiori, altre minori, ma tutte le dipendenze ne hanno, anche la dipendenza da computer o TV o le dipendenze di tipo emozionale. Siamo ormai una società psichiatrizzata e questo ha costi notevoli. Forse prima di escludere le persone dai trattamenti sanitari, bisognerebbe cercare di cambiare gli aspetti patogeni del sistema complessivo, che sono quelli che portano alle dipendenze. E qui il lavoro è a tutto campo, un'altra bella transizione da fare, insieme a quella energetica e tutte le altre. Chi fa una vita soddisfacente difficilmente è propenso alle dipendenze, un punto su cui è inevitabile mettere mano.

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  2. Bell'articolo complimenti... La consapevolezza del Periodo storico in cui siamo può aiutare a decidere se è opportuno lasciare in vita persone che sostanzialmente una vita non ce l'hanno piú e non contribuiscono da tempo alla società o decidere se lasciarli in vita con i relativi costi e conseguenze sulla popolazione giovane, ma la consapevolezza di ciò non esiste a livello delle masse popolari. Nessuno sente il bisogno di consumare meno, nessuno avverte la grave situazione in cui versano le campagne, i corsi d'acqua, i mari, in ogni dove c'è inquinamento a livelli impensabili, manco noi sappiamo quale sarà la risposta del nostro corpo biologico a un tale riversamento di quei materiali ai quali siamo abituati ma che in realtà la razza umana non è mai stata a contattato. Per non parlare del consumo di suolo, enormi poli industriali vengono costruiti come se non ci fosse un domani, come se la terra non ci appartenesse. Davanti a tutto ciò, in questa epoca ove tutti sono addormentati l'unico modo possibile in cui si evolveranno le cose è un collasso sistemico causato dalla incapacità delle persone di capire il periodo storico ed irripetibile a cui siamo arrivati, il resto verrà da se come se fosse il libero mercato del collasso ed non avremmo nessuna capacità di contenerelo come non siamo stati in grado di orchestrare la crescita economica in modo equo e sostenibile.

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    1. Bel commento. Veramente. Siamo in un momento storico tra i più importanti e la maggiorn parte della gente non ne ha nemmeno un minimo di consapevolezza.
      Ieri però sono stato stupito da ciò che mi ha detto mia figlia sedicenne.
      Mi ha raccontando appunto di un discorso avuto con alcuni amici e gli argomenti erano,a grandi linee, quelli dibattuti su questo blog. Impoverimento nostro e della natura, paura di guerre per le risorse, e soprattutto cosa facciamo noi (i nostri figli) per poterlo evitare o mitigare?
      Il fatto è che spegniamo i loro cervelli quasi subito con tonnellate di regole e divieti e poi li vogliamo ficcare in questa società a forza, perchè noi non vediamo alternative.
      Nel mio piccolo parlo con mia figlia di questi argomenti, ma con la consorte, come già detto da qualcuno in un altro post, non sempre è facile ragionare e avere supporto.

      Walter

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  3. "al fatto che i giovani devono oggi versare circa 1/3 dei loro proventi per pagare, a persone che nella vita hanno guadagnato molto più di loro, delle pensioni che loro avranno mai."

    Non entro nel merito del discorso generale su età pensionabile & Co., ma mi limito a far notare che questa specifica affermazione non credo corrisponda al vero: i contributi versati dai lavoratori oggi non vanno a pagare direttamente le pensioni attuali, ma gli interessi strozzinari sul c.d. "debito pubblico" in mano ai vari avvoltoi bancari internazionali. Si veda banalmente, ad esempio, http://it.wikipedia.org/wiki/Bolla_previdenziale

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    1. Spesso il vecchio/ La vecchia in questione occupa una vecchia casa da 300mq e non vuole schiodarsi di li.. La casa marcisce assieme all'occupante che non riesce economicamente ad affrontare le più banali manutenzioni mentre il giovane deve vendere un rene per un bilocale!

      O vogliamo parlare del costo delle badanti....

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    2. Non la lasciano perche' li dentro c'e' stata tutta la loro vita. La casa e' pregna di ricordi. E forse farai anche tu cosi', quando sarai vecchio. A meno di non mettere il bene dei i tuoi figli sopra i tuoi ricordi, come dovremmo fare tutti.

      Ma dirlo e' facile: farlo, e' un altro discorso.

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  4. ...E quando finalmente ce ne andremo regaleremo alle nostre spoglie mortali palazzo rivestito in marmo come mai potrei permettermi in vita.

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    1. a me piacciono le brave persone,non mi interessa se sono giovani o vecchie,non mi interessa il colore della pelle,la nazionalità,la religione ecc.mi interessa il cuore,quando le cose si metteranno molto male,saranno le persone di cuore che faranno la differenza,non l'età.Poi sono d'accordo che dobbiamo tutti rivedere il nostro modo di vivere,e cercare di essere più generosi con i giovani,ma senza estremismi. Claudia

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  5. Io sono certo di due cose.
    La prima è che l'economia continuerà a peggiorare, anche se non possiamo sapere con quale ritmo. Le condizioni ambientali anche. Questo comporterà un accorciamento della vita media. Volenti o nolenti. Pensare cosa fare delle risorse disponibili in un quadro di contrazione non piace a nessuno, ma non farlo non evita la contrazione, anzi ne aggrava le conseguenze.
    La seconda è che noi vecchi o quasi-vecchi parliamo molto della mancanza di consapevolezza dei giovani, ma i meno consapevoli di tutti siamo proprio noi. Nessuno dovrebbe essere preposto a decidere chi e quando deve morire, ma le persone dovrebbero avere la coscienza di dire "basta" prima di diventare un peso per chi di pesi ne ha già troppi. Non lo faremo. Fatte le debite e scarse eccezioni, abbiamo avuto tutto e vogliamo ancora di più.

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    1. G.le sig.Simonetta,
      ottimo articolo, come al soliti ben scritto e argomentato. vale da solo l'intera serata.
      Ma devo farle un'appunto a proposito della sua frase "..... è in grado di assicurarci oggi 10 anni buoni di vita in più rispetto ai nostri bisnonni.".
      Certo, bisognerebbe stabilire prima che data intendiamo quando parliamo di bisnonni. Vogliamo far cifra tonda e ritornare al 1900?. In Italia in quell'anno l'aspettativa di vita era di soli 42 anni!
      E non si tratta di un anno sfigato. Altro che di un gap di 10 anni, oggi l'aspettativa è di 82 anni.

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    2. Nella Russia post-sovietica è già successo, la speranza di vita è più bassa di quella dell'URSS

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    3. Grazie Alfonso. Per quel che ne so, la vita media di 42 anni dipendeva dall'elevata mortalità nel primo anni di vita. Chi superava indenne lo svezzamento, aveva buone probabilità di campare ben di più di 60 anni. In genere, i vecchi morivano fra i 70 ed i 75. Ogni tanto ce n'era qualcuno che ne campava anche 90, 100 o più, come adesso, del resto. L'estrema longevità è di solito associata a buona salute e risulta da una combinazione di fattori genetici ed ambientali. Il fatto che la maggior parte dei nostri vecchi muoiano invece fra 80 e 85 anni è invece un puro artefatto, dipendente da una temporanea disponibilità praticamente illimitata di energia.
      Comunque, a mio avviso l'aspetto principale è il nostro atteggiamento nei confronti della Morte.

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    4. Grazie Igor. Lo stesso è accaduto in tutti i satelliti sovietici. Credo che, su scala ridotta, stia accadendo anche in Grecia, Spagna e vari altri posti, fra cui probabilmente Detroit. Ma non riesco a trovare dei dati demografici attendibili ed aggiornati per questi posti.

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    5. /rant mode on...

      Caro Simonetta,

      questo discorso sarebbe, IMO, "eticamente" accettabile in misura sia pur minima solo DOPO che ci fosse stata una globale redistribuzione equa *reale* pro-capite delle risorse disponibili (siano pure esse in quantità assoluta aggregata sempre minori col passare degli anni).

      Per fare un esempio grezzo, finché ci sarà "gggente" con lo yacht o l'aereo personale, finchè il 10% controlla e dispone del 50% delle risorse planetarie non vedo perché dovrei sentirmi disposto a rinunciare anche a un solo minuto della mia "normale" vita.

      E, per cortesia, lasciamo perdere la solita tiritera sul fatto che come "normale" cittadino occidentale la mia "impronta ambientale" è enorme, und so weiter, e conserviamo un po' di senso delle proporzioni: quello che io, come "normale" cittadino consumo in un ANNO equivale a molto meno di quello che viene consumato in UN GIORNO dai suddetti membri dell'auto-proclamata elite, o in altre forme di "consumo da spreco" (quello degli apparati militari, per fare solo un esempio).

      E lasciamo perdere anche le affermazioni dell'utente Rondoni sul costo delle cure per gli anziani: non ha alcun senso parlare in termini assoluti del *costo* dei farmaci quando abbiamo esempi quotidiani di quanta percentuale di questo costo sia data dalla "fetta" di ingordo profitto dei produttori rispetto al costo "energetico" puro della loro produzione.

      Finche ci sarà gggente come i fratelli Koch ("I want my fair share. And my fair share is ALL of it") è mio PIENO DIRITTO ETICO vivere il più a lungo e (nei limiti del BUON SENSO) il meglio possibile.

      Prima attuiamo equità e ridistribuzione delle risorse su scala globale, poi eventualmente parliamo di auto-sacrificio per i "piccoli", OK?

      Altrimenti, la chiami pure con un altro nome, ma sempre di eugenetica nazistoide si tratta, imposta o auto-imposta che sia ("per il bene della specie"? Madddecché, ao?? Dove siamo: nella versione caricaturale di Starship Troopers fatta da Verhoeven???)

      /rant mode off... ;-)

      PS: la speranza di vita dei paesi dell'ex URSS è calata drasticamente, guarda caso, proprio in concomitanza con il periodo del dominio sulla Russia di quel demente ubriacone neo-libericolo venduto agli USA di Boris Eltsin...

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    1. scusami,non capisco cosa intendi per" avere la coscienza di dire basta prima di diventare un peso",no perchè dscorsi così si sono già sentiti e messi in pratica,eliminando vecchi,andicappati e tutti coloro che erano ritenuti un peso.Ti chiedo scusa se ho capito male. Claudia Vicinelli

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    2. La differenza, secondo me, la fa se sei tu che sei capace di dire basta, o se c'è un'autorità che lo decide per te. Non sarò certo io a vagheggiare un mondo alla "Brave new world", tantomeno un revival nazista.
      Il punto che cerco di analizzare qui è che la nostra cultura ha sviluppato un rifiuto isterico per la Morte. E questo non ci fa bene, né sul piano personale, né su quello sociale.

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    3. Se parliamo dell'accanimento terapeutico,sono assolutamente d'accordo con te,io stessa vorrei poter decidere se staccare la spina o no,quando ritengo che non vale più la pena stare al mondo.Diverso è pensare che gli anziani siano un peso che grava sui giovani.Io trovo molto bello vedere gli anziani che vivono qui a Bologna,che fanno volontariato,vanno a ballare,vanno all'università della terza età,ma tengono anche i nipotini,curano orti cittadini e distribuiscono i frutti a vicini e parenti,con giusto orgoglio,vanno al cinema,fanno sport,e spesso con le loro pensioni aiutano figli e nipoti disoccupati.Io li vedo come una risorsa e non come un peso.Vanno troppo dal dottore? forse sono stati abituati così, i medici prendevano regali dalle multinazionali,purchè prescrivessero farmaci,esami,interventi ecc.Io penso che sulla terra ci sarebbe posto per tutti,se solo fossimo meno egoisti,un vecchio egoista forse lo era anche da giovane,è la mentalità di tutti che deve cambiare,dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri,dividere quello che abbiamo,aboliamo le pensioni sopra i 2000 euro.Aboliamo i privilegi,e insegnamo ai nostri figli ad essere onesti e non furbi,come ha scritto Tiziano Terzani.Scusate la grammatica,sono un disastro.Claudia Vicinelli

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  7. Credo che sia doverosa qualche precisazione.

    Nel documento linkato in apertura del post si afferma:

    "Oggi le malattie croniche rappresentano la fetta più consistente del carico di malattia in Europa e sono responsabili dell'86% di tutte le morti. Queste colpiscono più dell'80% delle persone oltre i 65 anni e rappresentano una delle principali sfide per la salute e la società. Si spende tra il 70 e l'80% del bilancio per la salute, circa 700 miliardi di euro, per le malattie croniche nell'Unione Europea."

    Giustissimo. Ma non bisogna dimenticare che il grosso del carico di malattia totale, circa l'85%, riguarda persone al di sotto dei 70 anni.

    Cioè, facendo due conti con questi numeri, solo il 12-13% di quei 700 miliardi è speso per gli ultrasessantacinquenni. Le malattie croniche colpiscono a tutte le età, con il picco compreso tra i 30 e i 60 anni.

    Inoltre, semplificando molto, quello di “cronicizzare” la malattia è l'obiettivo che la medicina si pone in tutte le circostanze in cui è precluso il conseguimento di una “guarigione completa”. In altri termini, il fatto che queste patologie siano rilevanti e in crescita è uno dei più straordinari successi della medicina, malgrado tutti i problemi che, indubbiamente, porta con sé.

    Infine, va notato che le società occidentali, contrariamente a quanto si tenta a tutti i costi di far credere, tendono a spendere una quantità di risorse per gli anziani che, fatte le dovute proporzioni, è nettamenente inferiore rispetto alla maggior parte delle società più tradizionali, dove queste persone sono considerate “di valore”.

    Che vuol dire il passaggio: « Possiamo ora comprendere che morire ad un’età ragionevole è la miglior cosa che possiamo fare per aiutare il nostro prossimo? » Ci manca solo l'obsolescenza programmata applicata anche alla gente! Anche le persone hanno un certo contenuto di “graue energie”: la loro esperienza, le capacità acquisite... Quanti anni servono per avere un ingegnere? E un medico? E quante risorse, rinnovabili e non, si spendono per prepararli alla vita attiva? Infine, qual è l'atteggiamento più eco-friendly? Salvaguardarne il più a lungo possibile la salute, o rottamarli a cinquant'anni per far “largo ai giovani”?

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  8. Bellissimo articolo che condivido in pieno.
    Come dice Jacopo Simonetta :
    ".... Tornare ad accettare il limite supremo rischierebbe di spalancare la porta all'accettazione di tutti gli altri limiti che abbiamo tanto orgogliosamente infranto ....".
    Spero che torneremo ad accettare la morte come sono convinto che gli esseri umani l'accettavano in passato.
    Spero che torneremo ad accettare i "limiti", e a vivere di conseguenza, tranquilli e felici.

    Gianni Tiziano

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  9. Un esempio di grande saggezza tratto dal magnifico film "Piccolo Grande Uomo" (Arthur Penn, 1970), con Capo Dan George e Dustin Hoffman:
    Cotenna di Bisonte, capo di una tribù Cheyenne (detti "Il Popolo degli Uomini"), ha deciso: "Oggi è un buon giorno per morire", e con affascinante semplicità ci spiega qualcosa su di loro... e su di noi...

    https://www.youtube.com/watch?v=5jkeGZFs5TU

    Gianni Tiziano

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  10. Mi appello ai chimici affinché scoprano un gas pietoso che uccide all'istante e senza alcun dolore. Letale in ogni caso, ma pietoso, non crudele -- G.B. Shaw

    La crudeltà è qualcosa di profondamente diverso, si manifesta in forme + o - aggressive di accanimento terapeutico su individui affetti da patologie degenerative per le quali non abbiamo al momento protocolli terapeutici realmente efficaci e risolutivi.

    La crudeltà consiste nel dilatare per 5/7/10 anni l'agonia di migliaia di Dead Men walking al solo scopo di consolidare, gonfiare, ingrassare i bilanci di una associazione transnazionale a delinquere chiamata Big Pharma, senza attenzione ne rispetto per la dignità delle persone, per l'effettiva qualità della loro VITA

    Crudele quanto stupido è drenare quantità abnormi di risorse fisiche e finanziarie sottraendole di fatto alle generazioni successive con effetti spesso paradossali e devastanti ( il girovita dei cinesi cresce più velocemente del pil, quasi 80 milioni di americani a rischio sindrome metabolica in larghissima parte poveri tra Junk food gratta e vinci e sogni americani si ammazzano con le loro stesse mani mentre i fratelli Koch mangiano carote salmone norvegese e latte di soia avvelenando con calma in modo decisamente Democratico esseri viventi di ogni specie ad ogni latitudine ) Un sistema che in sintesi favorisce condizioni di massima dissipazione associate a rendimenti minimi...spaventosi squilibri sociali, iniquità di ogni genere.

    Il nostro isterico rifiuto della morte unito ad un malinteso senso di generosità e giustizia viene sistematicamente usato da abili demagoghi manipolatori per venderci un futuro fatto di conflittualità e sofferenza endemica. Questo futuro lo chiamano "Crescita" qualcosa di buono desiderabile.......

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    La vera Umanità consiste nel lasciare andare i nostri vecchi tenendoli per mano perché in fondo è tutto ciò di cui hanno bisogno.

    Ondino



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  11. invece di spendere i soldi per la guerra, vedi f35, curiamo tutti senza distinzione però facciamo pagare un po' a tutti in base ad una patente a punti, mi spiego: chi mangia troppi grassi, chi fa poca ginnastica, chi inquina con tre macchine di grossa cc. chi fuma sopra un tot sigarette, chi studia per la laurea e chi invece va a lavorare a 15 anni, chi consuma più medicine, chi fa più esami in tot mesi, ecco chi ha un tenore di vita superiore paghi un pochino di più per il bene dell'umanità, ecc. ecc. ho preso spunto da qualcuno e qualcuno aggiunga i propri pensieri. saluti a tutti dalla tana del lupo, dove stanaro è difficile. ciao

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    1. Uhm, ci vuole un ispettore sanitario per ogni persona, e un ispttore sanitario per ogni ispettore sanitario.

      :D

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  12. "L’idea che, al contrario, sia eroico infrangere i ceppi imposti da tanto vecchiume intellettuale, asservendo all'Uomo le leggi stesse della natura [...] Penso che la ragione di questa radicale trasformazione sia, in gran parte, connessa con quella che potremmo chiamare la “rivoluzione petrolifera”"

    Io vedrei come piu' probabile il contrario: a base della ricerca e della scoperta dell'uso a cui si sarebbe potuto destinare il petrolio, mi sembra che ci sia stata la convinzione, per quanto essa possa essere fideistica ed ottusa, che "si possono infrangere i limiti", e che sia questa "fede" che a volte porta alla scoperta di nuovi orizzonti e nuovi paradigmi, economici ma non solo. L'illuminismo, insomma.

    Allo stesso modo, il "rifiuto isterico" della morte che c'e' nella nostra societa' credo sia il risultato del fatto che la morte e' diventata negli ultimi decenni un evento estremamente raro e ben diagnosticato (anche quando trattasi di "incidente", c'e' sempre la credenza, giusta o no, di una "mancata precauzione" che l'avrebbe potuta evitare).

    Quindi, oltre alla rarita' dell'evento "Morte", c'e' che quando non la si puo' evitare si sa praticamente sempre (o si crede di sapere) qual e' la causa esatta che l'ha provocata, il che e', nella nostra mentalita' contemporanea modellata sul meccanicismo, esteso un po' a tutta la nostra esperienza esistenziale: nulla avviene mai per casualita' o destino, ma dev'esserci sempre una causa, un responsabile, un colpevole, un capro espiatorio, eliminato il quale si elimina il problema.

    Basta stare pochi minuti davanti ad un talk show per "toccare con mano" quanto questo attteggiamento sia (ferocemente) radicato nella cultura popolare (conferma ulteriore e' la frequente credenza popolare, dopo l'eclisse degli dei, della presenza di "illuminati" che tutto sanno e tutto causano deliberatamente).

    In un certo senso il modo in cui si affronta il problema ambientale soffre dello stesso meccanismo di creazione del contesto ideologico.

    Quindi siamo in loop, le cose che ci rattristano sono in ultima analisi causate dallo stesso modo in cui cerchiamo di risolverle. Ma i vecchi in caso di vera blanda crisi economica si sfoltirebbero da se' in fretta, in quanto i piu' giovani non avrebbero piu' le risorse per accudirli per quei tamagochi in precario equilibrio esistenziale che si diventa superata una certa eta'. La popolazione composta in percentuale da sempre piu' vecchi quindi si ridurrebbe in modo sostanziale in poco tempo. "Automaticamente". :)

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